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FAQ

Perchè portare?

Puoi trovare alcune valide ragioni per portare il tuo bambino qui: 10 Buoni motivi per portare

Mentre a questo indirizzo troverai alcune evidenze scientifiche a sostegno del portare: Perchè portare?

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Come scegliere una buona formazione?

Oggi parliamo di formazione. In un momento di così intenso mutamento e di crisi del mercato tradizionale del lavoro, si percepisce forte la tendenza a cercare di valorizzare i propri talenti naturali e di rispondere ai bisogni pratico-quotidiani delle famiglie, bisogni che finora non sono stati considerati primari ma che rivestono sempre maggiore importanza.
E con questo si cercano nuovi percorsi formativi, nuove proposte professionali.
Perciò è necessario far chiarezza sulla condizione della formazione nel nostro Paese e mettere a fuoco una specie di “vademecum” per poter scegliere una formazione soddisfacente, nutriente e quindi spendibile in modo sentito e profondo.
In Italia le uniche formazioni riconosciute sull’intero territorio nazionale sono quelle:
  • di tipo scolastico universitario proposte da istituti ed enti pubblici o parificati (diplomi, lauree, corsi di specializzazione universitaria, master)
  • di tipo internazionale proposte da organizzazioni riconosciute da accordi tra i Paesi (es. i corsi per formatori dell’ONU )
  • di tipo para-universitario in campo prevalentemente medico ovvero formazioni che, pur non essendo riconosciute in toto, danno la possibilità di accedere all’accreditamento di ECM utili ai percorsi universitari, ai tirocini o agli aggiornamenti di alcune categorie professionali.
Esistono poi le proposte formative delle Agenzie Formative accreditate. Tali proposte sono una “via di mezzo” in quanto vengono riconosciute ufficialmente su base regionale o pluriregionale (a seconda dell’accreditamento dell’agenzia formativa in questione presso una o più regioni).
Dal 2004, inoltre, esiste una legge che rende possibile il riconoscimento giuridico delle professioni informali ovvero non presenti negli albi professionali ufficiali, create da associazioni su base nazionale. Tale riconoscimento ha il vantaggio di far accedere l’associazione in questione a vantaggi fiscali (es. l’8‰ nelle dichiarazioni dei redditi dei simpatizzanti) ed i suoi professionisti ad una sorta di riconoscimento di qualità della loro formazione da parte degli organi ufficiali.
Per le restanti proposte formative (che sono innumerevoli sul territorio nazionale e riguardano tantissimi campi professionali!) non è possibile usare il metodo della riconosciuta validità della formazione a livelli “ufficiali”. E allora, come scegliere comunque una buona formazione? Ecco alcune semplici regole:
  • controllare i curricula dei formatori. La loro formazione “ufficiale” (scolastico-universitaria) e la loro formazione esperienziale e/o informale (corsi non universitari, esperienze di vita, studi alternativi, anni di pratica etc). Un formatore trasmetterà l’universo della propria esperienza e della propria ricerca: assicuratevi che questa sia forte, stabile, armonica. Informatevi se esista un percorso didattico specifico per formatori proposto dall’associazione che avete contattato: questo vi darà un margine di garanzia sull’uniformità della formazione.
  • verificare i feedbacks degli utenti finali: una formazione informale ha come unica possibile cartina di tornasole la qualità dell’attività professionale dei suoi studenti. La fama di chi organizza formazione si fonda sull’operato quotidiano di chi si è formato
  • accertarsi che i formatori continuino a praticare anche la professione: un formatore che si confronta quotidianamente con le richieste, le problematiche, le particolarità dell’utente finale è un formatore che è sempre “in contatto” con il mutevole panorama con cui si troveranno a confrontarsi i suoi studenti. Se possibile, partecipate ad alcune iniziative organizzate dai formatori per l’utenza finale: incontri informativi, dimostrazioni pubbliche, dibattiti etc.
  • valutare e scegliere l’approccio che si sente più in sintonia con le proprie esigenze e caratteristiche. Tra le varie scuole che propongono una data formazione ci sarà sempre una certa differenza di approccio: verificate che quella scelta da voi sia lo specchio della vostra anima cosicché possiate a seguito della formazione mettere tutta la vostra anima nel lavoro.
  • informarsi sui valori dell’ente o associazione proponente e se esista alcuna metodologia di verifica sull’operato dei professionisti formati. Questo vi consentirà, un domani, di usufruire della garanzia di  serietà che si verifica a seguito di questo tipo di “controllo”.
Queste semplici regole vi consentiranno di scegliere una formazione soddisfacente. Durante la formazione, poi è possibile avere un’ultima “verifica” della vostra compatibilità con il mestiere che volete iniziare: ascoltarsi e sentire se la formazione smuove qualcosa dentro di noi, se ci offre stimoli, entusiasmo, curiosità, riflessione, senso di appartenenza.
Ecco il sigillo che chiuderà con chiavi d’oro il nuovo percorso professionale, al cuore non si mente.
Veronica Toniutti

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Vizio il bambino se lo porto?

Un bambino che non può sviluppare una sensazione di legame o di fiducia, sarà sempre timoroso e dipendente. Se il bambino non ha mai provato un senso di intimità, non riuscirà a staccarsi e a crescere (poiché solo un bisogno soddisfatto si estingue). Se tengo sempre a distanza il mio bambino perché non voglio viziarlo, egli reagirà richiedendo il contatto con sempre maggiore insistenza. Il periodo nel quale il bambino vuole essere portato è quello in cui è più facile offrirgli contatto e protezione. Non ha bisogno di altre attenzioni, vuole solo essere vicino al genitore.

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Può portare anche il papà?

Il portare offre vantaggi anche al padre. Quando è a casa da solo e il bambino piange, non c’è maniera migliore per calmarlo che la fascia.  Infatti il bambino conosce questa situazione ed è così possibile tranquillizzarlo poiché nella fascia si sente particolarmente protetto.

Inoltre portando anche il padre potrà creare un rapporto intimo con il figlio. (Ulteriori informazioni sul legame caregiver-bambino sono disponibili QUI)

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Fa bene ad un bambino che piange molto (ha le coliche) essere portato?

Lo studio del Dr. Urs A. Hunziker riguardante gli effetti del portare sul pianto del lattante ha dimostrato che i bambini che vengono portati piangono meno e quando sono svegli sono anche molto più sereni. In questo studio la durata del portare ammontava ad almeno 4 ore giornaliere. (Un estratto dell’articolo è disponibile QUI)

Inoltre è dimostrato che nei luoghi in cui curano la tradizione del portare (Africa, Guatemala) i bambini piangono molto meno dei nostri ….

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Perché il bambino sta così bene nella fascia?

Quali esperienze ha fatto il bambino prima della nascita? Veniva cullato continuamente. Stava ben stretto. Sentiva le voci di chi parlava con la sua mamma. Stava al caldo. Sentiva l’odore delle persone. Riusciva a distinguere la luce dal buio. Percepiva suoni. Che cosa succede se è portato nella fascia? Proprio le stesse cose! Per questo il bambino si sente protetto nella fascia. Rivive la sicurezza del periodo prima della sua nascita e per questo può addormentarsi tranquillamente.

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Portare il bambino arreca danno alla sua colonna vertebrale?

Dal punto di vista biologico il bambino è un portato attivo; quindi il suo corpo è così conformato da poter essere portato. Oggi i due terzi degli esseri umani portano i loro bambini. I bambini vengono portati da millenni; si è cominciato a non farlo più negli ultimi cento anni. Nessuna tribù avrebbe potuto permettersi che i familiari subissero dei danni alla colonna. Se avessero constatato che il portare danneggiava la schiena, avrebbero smesso di farlo.

Il Prof. Dr. Remo Largo ha risposto a questa domanda: “No, al contrario; un bambino sano non si ammala perché è portato. Non ci sono studi che lo dimostrino. Il contatto con la madre ha un effetto molto positivo e anche la posizione divaricata delle gambe ha un influsso positivo sullo sviluppo delle articolazioni dell’anca. I colpi alla schiena del bambino portato vengono ammortizzati dalla fascia e dalla madre. Grazie ai diversi modi di portare (davanti, dietro e lateralmente) anche la schiena della madre non dovrebbe correre rischi.” 

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È dannoso per la colonna vertebrale della madre portare il bambino nella fascia?

Portare è uno sforzo per ogni colonna vertebrale. Ma è importante iniziare al più presto a portare il bambino, In tal modo il portare risulta essere un allenamento per la colonna. È importante portare il bambino in alto e ben vicino al proprio corpo! Più vicino e alto è il carico e più leggero sarà il suo peso (effetto leva). La fascia, come nessun altro sistema, garantisce di poter portare il carico stretto al proprio corpo e in alto. 

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Il mio bambino lì dentro respira?

Uno studio ha dimostrato che l’uso di portare con fascia non è associato ad un aumentato rischio clinicamente rilevante riguardo a cambiamenti cardiorespiratori nei neonati a termine e pretermine. Leggi un estratto dell’articolo qui: Portare e respirazione

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Quanto tempo al giorno posso/devo portare il mio bambino?

Il bambino può essere portato fin tanto che si sente a suo agio. Non appena il portatore inizia ad avere una sensazione sgradevole e si sente rinchiuso, anche il bambino non gradisce più esser portato. Un portatore nervoso rende nervoso anche il bambino. Nella fascia il bambino percepisce ogni stato d’animo del portatore!

Perché talvolta mi affatica portare il bambino? Portare un bambino significa anche “condividere con lui l’intimità”. Da bambini molti di noi sono stati tenuti più a distanza (l’allattamento veniva effettuato possibilmente ogni 4 ore, dormivamo da soli ecc.) All’inizio occorre essere pronti a dividere questa intimità con il bambino.
Nei paesi dove da sempre si è soliti portare un bambino, non si percepisce il portare a lungo come un peso o un limite. Questo perché chi porta ha avuto la possibilità di vivere questa intimità già da bambino. Alcuni hanno persino portato i propri fratelli!

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Perchè fare un corso sul portare?

Portare è fin dall’inizio dei tempi un’attitudine innata in tutte le madri e in molte culture è un sapere trasmesso da una generazione all’altra. Si tratta di una delle forme più spontanee di comportamento materno in molti mammiferi. Noi siamo dei mammiferi!

In Occidente, oggi, è un’abilità da recuperare: l’uso corretto e la sicurezza sono garantiti dal sostegno di una persona esperta.
In pochi incontri, a partire dall’ultimo mese di gravidanza o dalla nascita dei bimbi, la Consulente del Portare® “supporta“ nella scelta del supporto più adatto e accompagna in sicurezza nelle diverse tecniche con cui poter usare la fascia/altri supporti portabebè in modo corretto e funzionale dal punto di vista fisiologico per chi porta e chi viene portato e in base ai bisogni specifici del bambino o del genitore. Si acquisisce dimestichezza e manualità e crescendo i bimbi troveranno sempre una posizione adatta alla loro età.

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Perchè rivolgersi ad un Consulente del Portare®?

Ecco alcuni buoni motivi per farlo:

  • perché si può portare anche da soli, ma portare meglio è … meglio!
  • perché si intraprende (o si perfeziona) un percorso che permetterà di portare a lungo e con soddisfazione
  • perché una persona preparata e competente può sostenere e accompagnare il portare in maniera corretta
  • per individuare il supporto più idoneo alle proprie esigenze ed evitare acquisti inutili
  • per imparare come rispettare sempre e in ogni posizione la corretta fisiologia del bambino
  • per imparare bene ad usare la fascia con tutto ciò che ne consegue (comodità, continuum, sentire di pancia, attaccamento)
  • per ricevere informazioni aggiornate e corrette
  • per sperimentare diversi supporti e diverse legature e per capire le migliori soluzioni per ognuno
  • per condividere con la consulente e con il gruppo intorno a lei opinioni, dubbi e problemi, trovare “accoglienza” o semplicemente stare insieme
  • per imparare a “lasciare andare” dopo la fase di contenimento
  • e… per condividere anche col papà le emozioni “della pancia”

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Dove trovo un Consulente del Portare®?

Per trovare un consulente vicino a te, puoi consultare la mappa dei consulenti presenti sul territorio oppure effettuare una ricerca per nome, città o regione visitando la pagina consulenti cliccando QUI

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Quali portabebè esistono e quali caratteristiche hanno?

Il babywearing è una pratica recuperata in Occidente da alcuni decenni e promossa da ricercatori, gruppi indipendenti di genitori o di professionisti e produttori. La terminologia e le classificazioni variano da una realtà all’altra e, come il babywearing stesso, sono in continua e rapida evoluzione. Continua a leggere qui: I portabebé: tipi e caratteristiche

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Come scelgo la fascia di tessuto?

In commercio esistono molte tipologie di fascia in tessuto, che si differenziano tra loro sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista delle caratteristiche del tessuto utilizzato. Per chi cerca la prima fascia in tessuto, può sembrare complicato orientarsi in un panorama così vasto. A questo indirizzo troverete alcune indicazioni generali per orientarsi al meglio nella scelta di una fascia in tessuto: Come scegliere una fascia in tessuto

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Come scelgo un buon video?

In rete sono disponibili centinaia di video prodotti da consulenti, produttrici di supporti e mamme più o meno esperte. Alcuni di questi video contengono errori e non rispettano le più basilari norme di sicurezza. A questo indirizzo trovate utili consigli per scegliere un buon video: Come scegliere un buon video

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Come posso diventare un Consulente del Portare®?

Visita la nostra area Formazione per avere tutte le informazioni sui corsi e sulle modalità di iscrizione.

A questo indirizzo trovi la descrizione del percorso formativo

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Perchè portare?

Puoi trovare alcune valide ragioni per portare il tuo bambino qui: 10 Buoni motivi per portare

Mentre a questo indirizzo troverai alcune evidenze scientifiche a sostegno del portare: Perchè portare?

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Come scegliere una buona formazione?

Oggi parliamo di formazione. In un momento di così intenso mutamento e di crisi del mercato tradizionale del lavoro, si percepisce forte la tendenza a cercare di valorizzare i propri talenti naturali e di rispondere ai bisogni pratico-quotidiani delle famiglie, bisogni che finora non sono stati considerati primari ma che rivestono sempre maggiore importanza.
E con questo si cercano nuovi percorsi formativi, nuove proposte professionali.
Perciò è necessario far chiarezza sulla condizione della formazione nel nostro Paese e mettere a fuoco una specie di “vademecum” per poter scegliere una formazione soddisfacente, nutriente e quindi spendibile in modo sentito e profondo.
In Italia le uniche formazioni riconosciute sull’intero territorio nazionale sono quelle:
  • di tipo scolastico universitario proposte da istituti ed enti pubblici o parificati (diplomi, lauree, corsi di specializzazione universitaria, master)
  • di tipo internazionale proposte da organizzazioni riconosciute da accordi tra i Paesi (es. i corsi per formatori dell’ONU )
  • di tipo para-universitario in campo prevalentemente medico ovvero formazioni che, pur non essendo riconosciute in toto, danno la possibilità di accedere all’accreditamento di ECM utili ai percorsi universitari, ai tirocini o agli aggiornamenti di alcune categorie professionali.
Esistono poi le proposte formative delle Agenzie Formative accreditate. Tali proposte sono una “via di mezzo” in quanto vengono riconosciute ufficialmente su base regionale o pluriregionale (a seconda dell’accreditamento dell’agenzia formativa in questione presso una o più regioni).
Dal 2004, inoltre, esiste una legge che rende possibile il riconoscimento giuridico delle professioni informali ovvero non presenti negli albi professionali ufficiali, create da associazioni su base nazionale. Tale riconoscimento ha il vantaggio di far accedere l’associazione in questione a vantaggi fiscali (es. l’8‰ nelle dichiarazioni dei redditi dei simpatizzanti) ed i suoi professionisti ad una sorta di riconoscimento di qualità della loro formazione da parte degli organi ufficiali.
Per le restanti proposte formative (che sono innumerevoli sul territorio nazionale e riguardano tantissimi campi professionali!) non è possibile usare il metodo della riconosciuta validità della formazione a livelli “ufficiali”. E allora, come scegliere comunque una buona formazione? Ecco alcune semplici regole:
  • controllare i curricula dei formatori. La loro formazione “ufficiale” (scolastico-universitaria) e la loro formazione esperienziale e/o informale (corsi non universitari, esperienze di vita, studi alternativi, anni di pratica etc). Un formatore trasmetterà l’universo della propria esperienza e della propria ricerca: assicuratevi che questa sia forte, stabile, armonica. Informatevi se esista un percorso didattico specifico per formatori proposto dall’associazione che avete contattato: questo vi darà un margine di garanzia sull’uniformità della formazione.
  • verificare i feedbacks degli utenti finali: una formazione informale ha come unica possibile cartina di tornasole la qualità dell’attività professionale dei suoi studenti. La fama di chi organizza formazione si fonda sull’operato quotidiano di chi si è formato
  • accertarsi che i formatori continuino a praticare anche la professione: un formatore che si confronta quotidianamente con le richieste, le problematiche, le particolarità dell’utente finale è un formatore che è sempre “in contatto” con il mutevole panorama con cui si troveranno a confrontarsi i suoi studenti. Se possibile, partecipate ad alcune iniziative organizzate dai formatori per l’utenza finale: incontri informativi, dimostrazioni pubbliche, dibattiti etc.
  • valutare e scegliere l’approccio che si sente più in sintonia con le proprie esigenze e caratteristiche. Tra le varie scuole che propongono una data formazione ci sarà sempre una certa differenza di approccio: verificate che quella scelta da voi sia lo specchio della vostra anima cosicché possiate a seguito della formazione mettere tutta la vostra anima nel lavoro.
  • informarsi sui valori dell’ente o associazione proponente e se esista alcuna metodologia di verifica sull’operato dei professionisti formati. Questo vi consentirà, un domani, di usufruire della garanzia di  serietà che si verifica a seguito di questo tipo di “controllo”.
Queste semplici regole vi consentiranno di scegliere una formazione soddisfacente. Durante la formazione, poi è possibile avere un’ultima “verifica” della vostra compatibilità con il mestiere che volete iniziare: ascoltarsi e sentire se la formazione smuove qualcosa dentro di noi, se ci offre stimoli, entusiasmo, curiosità, riflessione, senso di appartenenza.
Ecco il sigillo che chiuderà con chiavi d’oro il nuovo percorso professionale, al cuore non si mente.
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Vizio il bambino se lo porto?

Un bambino che non può sviluppare una sensazione di legame o di fiducia, sarà sempre timoroso e dipendente. Se il bambino non ha mai provato un senso di intimità, non riuscirà a staccarsi e a crescere (poiché solo un bisogno soddisfatto si estingue). Se tengo sempre a distanza il mio bambino perché non voglio viziarlo, egli reagirà richiedendo il contatto con sempre maggiore insistenza. Il periodo nel quale il bambino vuole essere portato è quello in cui è più facile offrirgli contatto e protezione. Non ha bisogno di altre attenzioni, vuole solo essere vicino al genitore.

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Può portare anche il papà?

Il portare offre vantaggi anche al padre. Quando è a casa da solo e il bambino piange, non c’è maniera migliore per calmarlo che la fascia.  Infatti il bambino conosce questa situazione ed è così possibile tranquillizzarlo poiché nella fascia si sente particolarmente protetto.

Inoltre portando anche il padre potrà creare un rapporto intimo con il figlio. (Ulteriori informazioni sul legame caregiver-bambino sono disponibili QUI)

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Fa bene ad un bambino che piange molto (ha le coliche) essere portato?

Lo studio del Dr. Urs A. Hunziker riguardante gli effetti del portare sul pianto del lattante ha dimostrato che i bambini che vengono portati piangono meno e quando sono svegli sono anche molto più sereni. In questo studio la durata del portare ammontava ad almeno 4 ore giornaliere. (Un estratto dell’articolo è disponibile QUI)

Inoltre è dimostrato che nei luoghi in cui curano la tradizione del portare (Africa, Guatemala) i bambini piangono molto meno dei nostri ….

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Perché il bambino sta così bene nella fascia?

Quali esperienze ha fatto il bambino prima della nascita? Veniva cullato continuamente. Stava ben stretto. Sentiva le voci di chi parlava con la sua mamma. Stava al caldo. Sentiva l’odore delle persone. Riusciva a distinguere la luce dal buio. Percepiva suoni. Che cosa succede se è portato nella fascia? Proprio le stesse cose! Per questo il bambino si sente protetto nella fascia. Rivive la sicurezza del periodo prima della sua nascita e per questo può addormentarsi tranquillamente.

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Portare il bambino arreca danno alla sua colonna vertebrale?

Dal punto di vista biologico il bambino è un portato attivo; quindi il suo corpo è così conformato da poter essere portato. Oggi i due terzi degli esseri umani portano i loro bambini. I bambini vengono portati da millenni; si è cominciato a non farlo più negli ultimi cento anni. Nessuna tribù avrebbe potuto permettersi che i familiari subissero dei danni alla colonna. Se avessero constatato che il portare danneggiava la schiena, avrebbero smesso di farlo.

Il Prof. Dr. Remo Largo ha risposto a questa domanda: “No, al contrario; un bambino sano non si ammala perché è portato. Non ci sono studi che lo dimostrino. Il contatto con la madre ha un effetto molto positivo e anche la posizione divaricata delle gambe ha un influsso positivo sullo sviluppo delle articolazioni dell’anca. I colpi alla schiena del bambino portato vengono ammortizzati dalla fascia e dalla madre. Grazie ai diversi modi di portare (davanti, dietro e lateralmente) anche la schiena della madre non dovrebbe correre rischi.” 

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È dannoso per la colonna vertebrale della madre portare il bambino nella fascia?

Portare è uno sforzo per ogni colonna vertebrale. Ma è importante iniziare al più presto a portare il bambino, In tal modo il portare risulta essere un allenamento per la colonna. È importante portare il bambino in alto e ben vicino al proprio corpo! Più vicino e alto è il carico e più leggero sarà il suo peso (effetto leva). La fascia, come nessun altro sistema, garantisce di poter portare il carico stretto al proprio corpo e in alto. 

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Il mio bambino lì dentro respira?

Uno studio ha dimostrato che l’uso di portare con fascia non è associato ad un aumentato rischio clinicamente rilevante riguardo a cambiamenti cardiorespiratori nei neonati a termine e pretermine. Leggi un estratto dell’articolo qui: Portare e respirazione

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Quanto tempo al giorno posso/devo portare il mio bambino?

Il bambino può essere portato fin tanto che si sente a suo agio. Non appena il portatore inizia ad avere una sensazione sgradevole e si sente rinchiuso, anche il bambino non gradisce più esser portato. Un portatore nervoso rende nervoso anche il bambino. Nella fascia il bambino percepisce ogni stato d’animo del portatore!

Perché talvolta mi affatica portare il bambino? Portare un bambino significa anche “condividere con lui l’intimità”. Da bambini molti di noi sono stati tenuti più a distanza (l’allattamento veniva effettuato possibilmente ogni 4 ore, dormivamo da soli ecc.) All’inizio occorre essere pronti a dividere questa intimità con il bambino.
Nei paesi dove da sempre si è soliti portare un bambino, non si percepisce il portare a lungo come un peso o un limite. Questo perché chi porta ha avuto la possibilità di vivere questa intimità già da bambino. Alcuni hanno persino portato i propri fratelli!

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Perchè fare un corso sul portare?

Portare è fin dall’inizio dei tempi un’attitudine innata in tutte le madri e in molte culture è un sapere trasmesso da una generazione all’altra. Si tratta di una delle forme più spontanee di comportamento materno in molti mammiferi. Noi siamo dei mammiferi!

In Occidente, oggi, è un’abilità da recuperare: l’uso corretto e la sicurezza sono garantiti dal sostegno di una persona esperta.
In pochi incontri, a partire dall’ultimo mese di gravidanza o dalla nascita dei bimbi, la Consulente del Portare® “supporta“ nella scelta del supporto più adatto e accompagna in sicurezza nelle diverse tecniche con cui poter usare la fascia/altri supporti portabebè in modo corretto e funzionale dal punto di vista fisiologico per chi porta e chi viene portato e in base ai bisogni specifici del bambino o del genitore. Si acquisisce dimestichezza e manualità e crescendo i bimbi troveranno sempre una posizione adatta alla loro età.

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Perchè rivolgersi ad un Consulente del Portare®?

Ecco alcuni buoni motivi per farlo:

  • perché si può portare anche da soli, ma portare meglio è … meglio!
  • perché si intraprende (o si perfeziona) un percorso che permetterà di portare a lungo e con soddisfazione
  • perché una persona preparata e competente può sostenere e accompagnare il portare in maniera corretta
  • per individuare il supporto più idoneo alle proprie esigenze ed evitare acquisti inutili
  • per imparare come rispettare sempre e in ogni posizione la corretta fisiologia del bambino
  • per imparare bene ad usare la fascia con tutto ciò che ne consegue (comodità, continuum, sentire di pancia, attaccamento)
  • per ricevere informazioni aggiornate e corrette
  • per sperimentare diversi supporti e diverse legature e per capire le migliori soluzioni per ognuno
  • per condividere con la consulente e con il gruppo intorno a lei opinioni, dubbi e problemi, trovare “accoglienza” o semplicemente stare insieme
  • per imparare a “lasciare andare” dopo la fase di contenimento
  • e… per condividere anche col papà le emozioni “della pancia”

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Quali portabebè esistono e quali caratteristiche hanno?

Il babywearing è una pratica recuperata in Occidente da alcuni decenni e promossa da ricercatori, gruppi indipendenti di genitori o di professionisti e produttori. La terminologia e le classificazioni variano da una realtà all’altra e, come il babywearing stesso, sono in continua e rapida evoluzione. Continua a leggere qui: I portabebé: tipi e caratteristiche

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Come scelgo la fascia di tessuto?

In commercio esistono molte tipologie di fascia in tessuto, che si differenziano tra loro sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista delle caratteristiche del tessuto utilizzato. Per chi cerca la prima fascia in tessuto, può sembrare complicato orientarsi in un panorama così vasto. A questo indirizzo troverete alcune indicazioni generali per orientarsi al meglio nella scelta di una fascia in tessuto: Come scegliere una fascia in tessuto

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Come scelgo un buon video?

In rete sono disponibili centinaia di video prodotti da consulenti, produttrici di supporti e mamme più o meno esperte. Alcuni di questi video contengono errori e non rispettano le più basilari norme di sicurezza. A questo indirizzo trovate utili consigli per scegliere un buon video: Come scegliere un buon video

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Chi siamo

“Convinti che la cura e la crescita dei nostri figli
costituisca la base fondamentale per un domani migliore.”
Antonella Gennatiempo

Benvenuti nel Centro Studi Scuola del Portare®!

Il Centro Studi  “SCUOLA DEL PORTARE®  è una realtà formativa che nasce nel 2008 per iniziativa, competenza ed esperienza della Dott.ssa Antonella Gennatiempo. Nel corso degli anni  si sono formati tanti professionisti “ i Consulenti del Portare®” che hanno accolto e condiviso lo spirito ed i metodi praticati dalla  SdP. 

Il cuore del Centro Studi Scuola del Portare® oggi pulsa al ritmo del lavoro e della passione di tutti i Consulenti del Portare® e non solo….  siamo noi, donne, uomini , professionisti, mamme, papà portatori dei propri bambini e della bellezza degli abbracci e delle coccole, dei baci e delle carezze

Oggi la SdP è sia una Cooperativa che un alleanza, sodalizio di Consulenti del Portare® (oltre 300!) , amici e sostenitori uniti nell’intento di dare e ridare spazio e riconoscimento alla complessità e meraviglia della relazione mamma-bambino-papà.

Il Portare, è ascolto e accoglimento dei bisogni del neonato e del bambino e rispetto e riconoscimento della competenza della mamma e con lei del papà. È scelta pedagogica sostenibile ed ecologica…ad alto contatto amoroso…

mondo collage

Il Centro Studi Scuola del Portare® offre diverse Formazioni , aggiornamenti e workshop  avvalendosi di Formatrici italiane ed estere di grande professionalità.

Ecco l’elenco dei nostri docenti:

Antonella Gennatiempo – Dott.ssa in Psicologia, Formatrice, Facilitatrice in percorsi al Femminile.

L’interesse per i temi del contatto e dei bisogni primari mi hanno portato “da sempre” a lavorare per il recupero di una cultura genitoriale “a contatto. Mi occupo dal 2001 di sostegno alla genitorialità, in particolare lavoro con  donne/ madri. Dal 2002 mi sono formata sul babywearing con diverse scuole europee in seguito ho partecipando a tantissimi convegni e congressi sul tema: Inghilterra,Germania, Usa, etc..aggiornandomi continuamente. Dopo essermi laureata con una tesi su “Il Bambino Portato: dalla Canguroterapia alla pormozione al Benessere”,  nel 2008 ho fondato  “La Scuola del Portare®” per la diffusione professionale del Babywearing in Italia. Dall’età di 21 anni ho intrapreso percorsi di ricerca personale, spirituale e  formativi avendo l’opportunità di approfondire ed integrare nel mio lavoro le Costellazioni Familiari , la terapia dell’Holding. Credo profondamente nel nostro essere un continuo divenire e quindi sono in continuo apprendimento di saperi che integrino sempre più i tre centri:  testa-cuore-pancia. Negli ultimi anni  mi sto interessando molto al lavoro emotivo e corporeo di Willi Maurer.

Ad oggi lavoro anche con cerchi di donne  in percorsi di consapevolezza sulla sacralità femminile e la ciclicità mestruale attraverso “Cerchi di Luna” e le “Tende Rosse” di questo sono infinitamente grata alle guida di Mama Andrea Atekokolli, e agli insegnamenti di Miranda Grey e Alexandra Pope.

P1100381Maura Morigi – Formatrice Tecnica Centro Studi Scuola del Portare®

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, un master in Cultura Alimentare, per molto tempo ho lavorato in una cooperativa di servizi turistico ambientali che si occupa anche di didattica mussale e scolastica.
Con la nascita della mia prima figlia la mia vita è cambiata completamente e ho ricominciato ad ascoltare la mia parte istintiva , ho capito che l’istinto ha ragione di essere ma per poterlo accettare razionalmente ho iniziato ad approfondire le tematiche legate al continuum.
E’ così che inizia la mia storia nel Centro Studi Scuola del Portare.
Nel maggio 2014 mi sono certificata come Consulente del Portare®
Nel maggio 2015 aggiornamento tecniche, portare i gemelli e portare in tandem.
Nel luglio 2015 sono diventata Formatrice della Scuola

11873799_10206850314603699_2788699403925116262_nSabrina Pietrini – Formatrice Tecnica Centro Studi Scuola del Portare®

Ragioniere e perito commerciale con l’animo artistico.
Ho lavorato molti anni nella sezione amministrativa di un centro di riabilitazione psicomotoria per invalidi civili e minori
L’arrivo dei miei figli mi ha cambiata profondamente, facendomi rivolgere l’attenzione alla genitorialità nelle sue varie espressioni, neppure a dirlo, alla ricerca della mia.
E così ho scoperto il Babywearing, ho scoperto una modalità di accudimento basata sul contatto, sull’ascolto di me stessa, in primis e dei miei bimbi… sull’accoglienza del bisogno del neonato.
E se Daniele mi ha fatto scoprire questo mondo, Maia, la mia seconda mi ha dato una spinta prepotente verso gli altri. Verso altri genitori che volevano avvicinarsi al portare per aiutarli e sostenerli, con competenza, in modo efficace ed empatico.
A maggio 2014 ho conseguito l’attestato come Consulente certificata presso il Centro Studi Scuola del portare®.
L’entusiasmo mi ha portata a voler ulteriormente approfondire e ho fatto aggiornamento tecniche,gemelli e tandem nel 2015 ed a luglio 2015 mi sono certificata di nuovo, come consulente formatore, e da quest’anno oltre che i genitori ho il privilegio di seguire le nuove consulenti nel loro percorso formativo.

FORMATORI ESTERNI

FFu

Francesca Furino -Counsellor Professionista ad orientamento psicosintetico

Psicosintesi individuale e di gruppo, progettazione, formazione

Dopo gli studi universitari in traduzione e interpretariato ed una lunga esperienza come assistente ai progetti di sviluppo per la sicurezza agroalimentare presso la FAO delle Nazioni Unite, si perfeziona come professionista nella relazione d’aiuto secondo l’orientamento della Psicosintesi: una visione integrale dell’essere umano, volta alla crescita e allo sviluppo del potenziale, dei valori e degli ideali e degli stati di coscienza più evoluti e creativi.
A questo, si aggiunge la formazione in astrologia umanistico-psicologica secondo il modello junghiano, combinazione pioneristica fra la psicologia del profondo e l’aspetto transpersonale e spirituale dell’esperienza umana, ed ulteriori competenze nell’area della formazione, della comunicazione e orientamento, e nell’utilizzo di tecniche espressive corporee (mindfulness psicosomatica).
Attraverso una metodologia rigorosa ed inclusiva intende favorire un processo auto-tras-formativo del vissuto, riportando la Persona alla centralità del proprio Qui ed Ora.
Progetta interventi formativi e conduce gruppi teorico-esperienziali di crescita e consapevolezza, con particolare attenzione all’universo femminile durante tutto il percorso di auto-individuazione, finalizzato ad una comprensione integrale – a livello bio-psico-spirituale – del vissuto personale.

foto 1Giorgia Amicizia
Laureata con lode in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’ Età Evolutiva.
Da diversi anni collabora con i più qualificati Centri di riabilitazione accreditati dalla Regione Lazio, occupandosi della valutazione e del trattamento abilitativo del bambino con patologie neurologiche e disturbi dello sviluppo con approccio olistico e globale.
Da sempre attenta alle problematiche sociali: nel 2010,in collaborazione con l’associazione EFO e AWA Onlus, diventa responsabile del progetto“AmiciziAbili – l’amicizia che rende abili”- che si occupa della Cooperazione e sviluppo per l’integrazione dei bambini con disabilità realizzato in Senegal.
E’ da questa esperienza che entra in contatto con la cultura del “Portare” e decidedi approfondire gli studi riguardanti l’utilizzo della fascia all’interno della riabilitazione, ponendo particolare attenzione agli aspetti emotivi-relazionali nella diade madre/bambino.
Nel corso degli ultimi anni la sua formazione si è ampliata al neonato e al lattante attraverso i corsi organizzati dalcentro Brazelton presso l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze.
Ha intrapreso inoltre il percorso di formazione di insegnante di massaggio infantile (in attesa di diploma C.I.M.I.)

foto corso

Guido Viola

Laureato in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva e diplomato in Osteopatia e Kinesiologia applicata.
Da sempre in un’ ottica olistica e biointegrata si occupa di tutti gli aspetti evolutivi andando a specializzarsi tramite un Master in Medicine Naturali.
Ha impostato tutta la sua formazione sugli aspetti di sviluppo e ha approfondito le principali patologie neonatali andandole ad integrare la Medicina riabilitativa e Osteopatica.
Da svariati anni collabora con medici di Strutture Ospedaliere e con centri di riabilitazione al fine di promuovere tramite il trattamento Osteopatico Integrato la prevenzione di eventuali patologie in età adulta che possono presentarsi per una disfunzione neonatale non trattata

Integra da anni il concetto Osteopatico all’applicazione della fascia e al concetto del babywearing al fine di essere di supporto e aiuto nella risoluzione di pattern disfunzionali.

susanna  Dr.ssa Susanna Marongiu – Consulente del portare (cvc) e Ostetrica,

da anni tiene corsi in qualità di formatore,  su l’allattamento al seno secondo modello OMS Unicef, rivolti a : operatori del settore materno infantile, farmacisti, attività di volontariato e di auto aiuto (peer counsellor – mamme alla pari) per l’allattamento al seno.

thea-van-tuyl

Thea van Tuyl – Scuola Rebozo – Olanda

Thea è un insegnante prenatale (corso per le coppie in Olanda “Samen bevallen”, significa “Il parto insieme”).
Per più di 15 anni è stata formatore di educatori parto.
Dal 2000 è membro del ENCA (Rete Europea delle Associazioni di parto), una rete europea che lavora per il miglioramento della cura della madre e del bambino. Lei è segretaria del dipartimento olandese di ENCA.
Ha preso parte alla partenza della Educazione per Doule a Utrecht ed è diventata formatrice per doula.
Durante le sue visite di ” Ostetricia Oggi ” conferenze tenute in Europa ha imparato l’uso del Rebozo da Naoli Vinaver dal Messico.
Nel 2007 ha iniziato a organizzare seminari su Rebozo massage, insieme a Mirjam de Keijzer. Nel
2008 entrambi hanno scritto un libro sulla Rebozo (con l’aiuto di Naoli Vinaver) in olandese.
E ‘stato tradotto in inglese nel 2009 e da allora lavorano proponendo diversi workshop nei paesi europei.
Thea vive a Apeldoorn, è sposata e ha due figlie.

mirjam-de-keijzerMirjam de Keijzer – Scuola Rebozo – Olanda

Mirjam vive con il marito ei figli a Oosterbeek, in Olanda. Durante le sue gravidanze ha seguito corsi prenatali dal corso “Samen bevallen” ” Il Parto insime” ‘e dal 2001 lei è un educatrice di parto.
Nel 2006 è stata una delle prime doula che è stato certificato per l’istruzione per Doula a Utrecht. Lei si mise in contatto con il massaggio Rebozo durante il suo addestramento come doula quando ha visitato il ” ostetrica oggi ” conferenze in Europa.
Dal 2007 organizza insieme a Thea van Tuyl workshop Rebozo-tecniche per diffondere la conoscenza e le abilità di questo massaggio.

Dott.ssa Paola Andrisani

Una laurea in Etnologia, conseguita all’Università di Bari, con una tesi con ricerca sul campo sulla comunità senegalese in Italia. Tre anni trascorsi in Senegal, conducendo alcune ricerche antropologiche sui gruppi di mutuo soccorso al femminile e sul movimento hip hop, con particolare attenzione alle donne. Altrettanti tre anni trascorsi in Francia, a Parigi, fra dottorato e lavoro. Mediatrice culturale e legale, da 20 anni mi occupo di analisi dei processi migratori, di accoglienza di richiedenti asilo, con particolare attenzione alle vittime di tratta e ai minori stranieri non accompagnati, e di razzismo e discriminazione. L’arrivo, nel novembre 2012, di mio figlio, Michele Fadel, mi ha premesso di riscoprire il “maternage” sotto altri punti di vista. In particolare, il fatto di “portare” il mio bimbo, mi ha regalato uno slancio in più per approfondire, attraverso le culture altre nei paesi d’origine e nel contesto migratorio, nuove forme di babywearing e nuove forme di accudimento del bebé. Il tutto nell’ottica dei processi inarrestabili di “metissage”. Nel luglio 2017, mi sono certificata come Consulente della Scuola del Portare.

Corsi per genitori

PORTARE il bebè è un’esperienza molto profonda dove il genitore ritorna a un linguaggio non verbale, dove attraverso un “fare” egli parla al proprio bambino senza parole e ascolta ciò che il proprio bambino comunica attraverso l’essere portato. Favorisce il legame di attaccamento  rafforzando la relazione genitore-bambino.

Antonella Gennatiempo

Percorsi Portare

Fregio1

Perché rivolgersi ad una consulente del portare

Fregio3

Gli incontri proposti dalla “Scuola del Portare” vogliono essere:

  • Uno spazio dove sviluppare insieme delle riflessioni legate al tema “portare”.
  • Un tempo dove ritrovarsi in un gruppo di incontro, in un luogo informale, protetto e ospitale, a misura di mamma e bambino, dove le neomamme possono stare tra loro insieme coi loro piccoli e chiacchierare, fare una sana merenda, trovare confronto e amicizia.
  • Un luogo dove poter sperimentare e apprendere le tecniche di legatura in sicurezza, con una persona esperta e qualificata, e dove si possono trovare molti consigli pratici.
  • Una “strada che ha un cuore” da percorrere insieme ad altri genitori, dove confrontarsi e condividere questa esperienza unica ; un percorso che comincia con gli incontri e continua con raduni, passeggiate in montagna, ecc.

Un buon babywearing a tutti,

Antonella Gennatiempo