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La Storia

“Il Centro Studi Scuola del Portare® nasce nell’agosto 2008, dalla passione, dall’idea e dalle competenze di Antonella Gennatiempo”

 

Intervista del 2010 presso Genitori Channel  ad Antonella Gennatiempo, fondatrice del Centro Studi Scuola del Portare®

“Spesso mi capita di incontrare per strada genitori che usano il marsupio, più di rado le fasce o gli zainetti porta bebè, e spesso noto che c’è un’intuizione che portare sia più che semplicemente “trasportare”, ma anche che c’è poca nozione sul fatto che si può portare “male”, cioè non curando il corretto posizionamento del bambino, il rispetto della sua fisiologia, facendo errori che andrebbero evitati. Per questa ragione oggi vogliamo raccontarvi, attraverso un’intervista, dell’esistenza di una “Scuola del Portare®”, nata sia per creare una rete di sostegno, sia per dare risposte competenti e qualificate su come portare i bimbi a contatto… in una cultura in cui il contatto non è più cosa usuale, abbiamo bisogno di approfondire anche questo tema.”

Antonella, come nasce l’idea della scuola del portare?

Dalla convinzione che la cura e la crescita dei nostri figli costituisce la base fondamentale per un domani migliore.

Cosa c’entra il portare con questo?

“Portare i bimbi addosso” non è solo un modo per trasportare un bimbo, non è un’alternativa al passeggino, ma è il modo per portare il bambino dentro le esperienze, vivendole insieme e lasciando che si interessi a ciò che lo circonda mentre si trova nell’abbraccio protettivo del genitore.

Portare un bimbo addosso  in mezzo al bosco, sulla spiaggia, in montagna, mentre si fa la spesa, si sistema la casa, ci si ferma a parlare con amici per strada, non riguarda solo lo spostamento, ma è un accompagnarlo a sentire la vita che gli sta attorno e che gli somiglia e godere della sua presenza mentre si fanno esperienze insieme e si costruisce ogni giorno un legame sempre più saldo e tangibile.

Perché c’era bisogno di una scuola?

Perché siamo diventati una cultura a basso contatto, e quindi non ci ricordiamo più di cose vitali: ad esempio che regalare ad un bambino l’indipendenza significa essere capaci di rispondere prima al suo bisogno di prossimità, contatto, protezione, presenza e consentire al bambino di conquistare quotidianamente la sua indipendenza. Ricordo spesso che  il bambino per arrivare all’ INDIPENDENZA  ha necessità di  un buon periodo IN DIPENDENZA… della mamma, del papà. Non ci può essere l’INDIPENDENZA se non c’è stata una fase IN- DIPENDENZA.

Che obiettivi ti sei posta?

La solitudine che vivono le madri con bimbi piccoli nelle grandi città  è una realtà che non possiamo fingere di non vedere. Le numerose ricerche  sul tema della maternità ci dicono quanto le donne hanno bisogno di confrontarsi e di sentirsi appoggiate nel loro percorso di acquisizione del ruolo materno, le iniziative della scuola del portare, come quella in autunno della passeggiata nei boschi, in cui è stato possibile dormire insieme, cucinare insieme  e condividere la quotidianità offrendosi aiuto reciproco, dove i bimbi erano di tutti, come quella dell’apprendimento di tecniche semplici, ma complesse come le legature,  permettono di riunirsi fisicamente, parlare e guardarsi in viso, darsi un aiuto concreto. Oggi le mamme sentono la mancanza del clan, della famiglia allargata, di quel sapere che non si insegna ma semplicemente si vive e si fa proprio. Nei piccoli paesi a volte è ancora presente questa rete sociale e la maternità e la natura vengono vissute in modo diverso rispetto alla città. Con la Scuola del Portare, attraverso la costruzione di una rete mamme e di persone competenti, formate e qualificate, con le attività e le condivisioni, il mio obiettivo più caro, è rispondere al bisogno di rete e di sostegno reciproco, mettendo la mia passione e le mie conoscenze profonde sul tema del contatto a servizio di questo.

Come vuoi salutare i nostri lettori?

Con i migliori auguri di vita e con una frase che penso debba accompagnarci sempre: “Non abbiamo ricevuto in dono il mondo dai nostri genitori, ma in prestito dai nostri figli”.

 

 

“Portare il proprio bambino” vuol dire….

“Portare addosso i neonati e i bambini” non vuol dire divulgare qualcosa di hippy o importare pratiche di accudimento di altre culture, né vuol dire solo “trasportare” il bambino,  ma rappresenta una modalità unica di sostegno emotivo nella relazione nascente con il proprio bebè.

“Portare il proprio bambino“ VUOL DIRE:

  1. Riflettere profondamente sulle sue necessità e su quelle dei genitori.
  2. Rispettare un giusto ordine d’amore: io sono grande… tu sei piccolo… io mi prendo cura di te fino a quando non sei in grado di farlo da solo.
  • Essere in ascolto di “pancia” (dove risiede il cervello emotivo, quindi ascolto empatico e non verbale)
  • fino a quando non sei in grado di farlo da solo.
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  • Essere in ascolto di “pancia” (dove risiede il cervello emotivo, quindi ascolto empatico e non verbale). Cioè  specchio reciproco e confronto emozionale tra genitori e figli (da pancia a pancia nei primi mesi)
  • Essere ascoltati. Il bambino “ci sente”, il suo sentire è discreto: un ascolto di pelle, di cuore, di pancia.
  • Attivare una “Genitorialità consapevole e a con-tatto”: si attiva maggiormente la corteccia libica, la produzione di ossitocina e prolattina e di endorfine, ormoni responsabili del comportamento parentale, di difesa, di cura del proprio cucciolo.
  • Crescere i figli su una solida base di fiducia. Far emergere il modello “dell’essere in relazione” del Bonding tenendo i figli “stretti a sé” ( prima con la fascia poi con l’abbraccio ) nella “fase di necessità” per poi lasciarli andare  verso la vita!
  • Rispettare la fisiologia del bambino, con tecniche idonee in linea con il suo ritmo evolutivo. Favorire l’allattamento al seno, inteso non solo come nutrimento, ma anche come relazione e contatto  corporeo.
  • Partendo da queste premesse, Antonella Gennatiempo, psicologa e madre di due figli, innamorata del portare i bimbi, del significato profondo e fondamentale per lo sviluppo del bambino e del genitore, è partita per dare vita alla “SCUOLA DEL PORTARE”, la prima scuola nel suo genere in Italia.

Prima di arrivare alla realizzazione di questo progetto Antonella si è formata a lungo, seguendo corsi professionali in Germania, seminari negli Stati Uniti, e facendo studio e ricerca sul tema del portare per anni.

Tratto da un articolo di Genitori Channel del 2010 ad Antonella Gennatiempo.

Articoli

In questa pagina troverete una raccolta di articoli scritti dai Consulenti del Portare®

 

Dal neonato pretermine alla “diade pretermine”

di Antonella Gennatiempo e Angela Maria Nitti

“In occasione della giornata mondiale del bambino prematuro che si celebra il 17 novembre, abbiamo sentito l’esigenza di aprire una piccola finestra su questo mondo delicato, dedicando uno spazio ai bambini, alle mamme e alle famiglie che hanno vissuto o che si trovano a vivere questa esperienza.

Coerentemente con l’approccio della Scuola del Portare®, in questo articolo intendiamo portare l’attenzione a qualcosa che davvero ci sta a cuore da sempre: la relazione madre-bambino, in particolare e ancor di più se il legame è stato ferito e messo a rischio.”

(continua qui: http://scuoladelportare.it/articoli/dal-neonato-pretermine-alla-diade-pretermine/)

 

 

Garbugli dipanati stringendo nodi

di Eliana Gitto

“Appena inserita in fascia, mia figlia ha smesso di piangere, si è accoccolata sul mio petto e ha iniziato a dormire. Contemporaneamente mi sono riappropriata delle mie stesse mani, delle braccia e via via della vita attiva che amavo da sempre condurre. Potevo fare qualunque cosa e lei continuava a star lì, dolce e calma, nel posto giusto dove deve stare una bimba di 20 giorni: addosso alla sua mamma. E’ grazie alla fascia che ho fatto pace con il mio essere mamma e che ho cominciato a capire realmente di avere tutti gli strumenti per farcela, non perchè li avevo acquistati nel negozio più specializzato, ma semplicemente perchè li avevo in me. Portare mia figlia pancia a pancia, cuore a cuore, mi ha permesso di costruire con lei un rapporto empatico molto forte. Intuivo le sue necessità senza che dovesse manifestarle necessariamente col pianto; pian piano capivo anche che desideravo vivere questa maternità dal profondo in un modo semplice e vero, senza sovrastrutture”

(continua su http://www.instamamme.net/?p=2246)

 

Al tuo fianco

di Tullia Della Moglie

“Essere accanto a te, al tuo fianco, insieme.
Questo è stato per me “portare sul fianco”: esserti vicino, averti vicino.
Quando hai iniziato a voler stare su con la testa, a spalancare quegli occhi pieni di mare, a guardarti intorno, a tendere le mani e i sensi verso le cose del tuo, del nostro mondo, io ti ho appoggiato sul mio fianco.
Ti ho legata stretta per darti la stabilità che ancora ti mancava, e ti ho liberato lo spazio per poterti aprire al mondo, lo spazio davanti al tuo cuore, lo spazio tra le tue braccia.
Con le mani hai vissuto quel che vivevo io, hai sperimentato, iniziato a giocare, conosciuto consistenze, sensazioni tattili, colori, chiaroscuri, forme, dimensioni.
Io ti stavo accanto e potevo guidarti, rassicurarti, incitarti, proteggerti o anche solo semplicemente – e meravigliosamente – condividere con te in rispettoso silenzio, col privilegio più grande: essere testimone della crescita di un essere umano.”

(continua su http://purocontatto.com/2014/07/16/al-tuo-fianco/)

 

Sopravvivere al Web-Babywearing: piccola guida per genitori che si informano in rete sulle fasce e sul portare

di Tullia Della Moglie

“Come si lega una fascia? Che vuol dire “portare” i bambini? Che differenza c’è tra “rigida” ed elastica? E tra fascia e marsupio?! In che posizione posso mettere mio figlio appena nato? E più avanti? Posso usare un mei tai dalla nascita? Che differenza c’è tra la posizione culla e quella ranocchio?!… Non lo so… ora cerco su Internet!

Da neo-mamma munita, su consiglio di un’amica, di una lunghissima fascia elastica che mi incuteva un po’ di timore, mi sono fatta alcune di queste domande. E come molti genitori (probabilmente incluso te che leggi questo articolo!) mi sono risposta: vediamo un po’ su Internet! Ma navigando tra video, post, tutorial e forum, ben presto ho scoperto l’acqua calda: cioè che, quando si parla di Web, anche per il babywearing vale quel che è vero per ogni argomento. Si trova tutto e il contrario di tutto, e distinguere le informazioni utili, valide, competenti, da quelle inutili quando non dannose, non è sempre facile, specie per un neogenitore alle prese con una valanga di novità tutte insieme! Solo mesi dopo i miei tentativi un po’ maldestri da autodidatta ho scoperto che esistono dei corsi per imparare a portare bene, e più tardi ho deciso perfino di diventare consulente a mia volta: ma la rete ha continuato a essere comunque una fonte inesauribile e preziosa di stimoli e incontri. Come prendere, perciò, il meglio dal Web, riconoscendo e scansandosi il peggio?”

(continua su http://genitoricrescono.com/web-babywearing-portare-bambini/)

 

Fascia e latte di mamma, o del camminare lieve e dolce, in compagnia.

di Annamaria Bubamara

“Spesso le mamme che incontro ai corsi e in consulenza, così come girovagando nei diversi gruppi virtuali e non, mi chiedono se si possa portare in fascia e contemporaneamente allattare, e se si, come sia possibile farlo: dev’essere comodissimo e davvero molto pratico! Ma è facile? Che legature sono più indicate, e che tipo di porta bebè?

Questa mia riflessione per la Settimana Internazionale del Portare, che come ogni anno nel nostro Paese si fonde con la Settimana Mondiale dell’Allattamento, non va al cuore della tecnica, dell’ “how to” (per questo ed altri aspetti rimando all’ottimo articolo scritto a quattro mani da Tullia della Moglie e Tiziana Catanzani), ma vuole soffermarsi su “altro”. E’ una breve riflessione che vorrei fare insieme a voi, sul tempo che scorre e sull’osservarsi, sul sentirsi, mentre la grande rivoluzione della maternità si compie,con più o meno clamore, nelle nostre vite. Buona lettura.”

(continua su http://bottegabubamara.blogspot.it/2015/10/fascia-e-latte-di-mamma-o-del-camminare.html )

 

 

Allattamento e Babywearing

di Tiziana Catanzani, Tullia Della Moglie e Margherita Scarano

“Portare e allattare sono due parole che si richiamano l’una con l’altra. Il contatto tra mamma e bebè favorisce l’allattamento al seno e la prossimità permessa dalla fascia aiuta a comprendere e soddisfare prontamente la richiesta del bambino di attaccarsi al seno. Spesso le neo mamme, senza saper bene cos’è e a cosa serve una fascia, ne cercano “una per allattare”, magari su indicazione dell’ostetrica, e alcuni supporti portabebè sono pubblicizzati come “adatti ad allattare con discrezione”.
Le scuole del portare, più che promuovere l’allattamento in fascia, le considerano due pratiche complementari e forniscono suggerimenti posturali e tecnici, ma anche legati al benessere emotivo di mamma e bebè. E poiché il portare è una pratica di accudimento che solo da poco tempo riscopriamo e reinventiamo nelle società “avanzate”, mentre l’allattamento ha certo meno segreti di un tempo per la scienza, ma ironicamente ne ha molti di più per le madri di oggi rispetto a quelle di sessant’anni fa, ci facciamo varie domande a proposito dell’uso della fascia per allattare. Per esempio: posso allattare in fascia? Che supporti, posizioni, legature posso usare? C’è qualche legatura che può dar fastidio al seno? E se il bimbo dorme “troppo?

(continua su http://afiordipelle.net/2014/10/20/allattamento-e-babywearing/  oppure http://www.tizianacatanzani.it/allattamento-babywearing/ )

 

Il Portare nel mondo

di Elisa Bevilacqua

Viaggio alla scoperta di diverse popolazioni attraverso meravigliose immagini.

Scarica qui il libro fotografico