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I supporti semi-strutturati

Un supporto semi-strutturato è per lo più un pezzo stoffa che ha una forma e struttura ben definite, in alcuni casi con inserti metallici (anelli nella ring-sling oppure anelli dell’ombuimo, ). In parte è già pronto per essere indossato, in parte richiede qualche manovra per perfezionare la legatura e la sicurezza. E’ uno strumento meno versatile di uno non strutturato, in quanto la sua forma e la sua modalità di impiego rendono più veloce indossarlo ma limitano le possibilità di legatura.

 

Ring Sling (Fascia ad anelli)

Ring SlingSi tratta di una fascia (generalmente in cotone, ma anche lino, canapa, seta, lana o altri materiali) di lunghezza variabile tra i 180 e i 240 cm e tra i 65 e i 75 cm di larghezza. Presenta una estremità cucita attorno a due anelli di alluminio leggeri, nylon, acciaio termosaldato (importante scegliere un prodotto nickel free per evitare reazioni allergiche) che non presentino giunture, di diametro variabile tra 7 e 8 cm . L’anello più ampio permette di dispiegare meglio il tessuto al suo interno. La fascia può essere cucita in due modi sopra gli anelli, in modo che garantisca un’apertura e distribuzione del tessuto sulla spalla più o meno ampio. L’altra estremità è libera e può terminare arrotondata (coda chiusa) o con un taglio netto (coda larga). La coda chiusa può rendere meno agile lo scorrimento della fascia all’interno degli anelli influendo sulla tensione necessaria per la sicurezza e l’aderenza del bambino al corpo del portatore. Questo strumento abbina la morbidezza e la versatilità di una fascia di tessuto corta alla comodità di una legatura regolabile. I bordi sono ben rifiniti e ripiegati in maniera da essere facilmente rintracciabili esattamente come nelle fasce di tessuto. Se il colore dei bordi è diverso l’utilizzo della ring sling si semplifica perché si può facilmente individuare l’uno o l’altro per regolare la legatura. In alcuni modelli i bordi superiori sono imbottiti e spesso la parte finale è ristretta, questo può limitare in alcuni casi la possibilità di tirare bene il tessuto dall’anello per far aderire il bebè al corpo. In altri modelli i bordi non sono imbottiti e la parte finale è ampia quanto il resto della fascia. Questo rende possibile lavorare sui bordi in maniera più efficace e stringere più comodamente la legatura. ll tessuto ideale è caratterizzato dall’elasticità in diagonale, conferita da alcuni particolari tipi di tessitura come ad esempio la saia batavia (in inglese: cross twill), ottima per garantire sostegno e contenimento e accompagnare il corpo del bambino, modellandosi su di esso e su quello del portatore. E’ uno strumento agile nell’utilizzo, ma scarica il peso del bambino su una sola spalla del portatore e consente un numero di posizioni molto limitato. Rispetto alla fascia di 270cm, con cui si può scegliere di chiudere con un nodo davanti o sulla schiena, con la Ring sling la legatura è bloccata soltanto davanti con gli anelli posizionati poco sotto la clavicola , da ciò si evince l’importanza di una tecnica corretta. In alcuni casi legature poco accorte possono causare infiammazione ai dotti galattofori o infiammazione del trapezio. La Scuola del Portare la ritiene ottima per portare sul fianco in due momenti specifici dello sviluppo del bambino e della relazione genitore-bambino, gli stessi indicati per l’uso ottimale della fascia di 270 cm sul fianco.

 

Mei Tai

Mei Tai

Il mei tai è un supporto tradizionale cinese, sempre più diffuso anche in occidente. E’ composto da un pannello di tessuto, in alcuni modelli imbottito o rinforzato, di forma rettangolare, con due fasce inferiori che si legano in vita e due superiori che passano sulle spalle come delle bretelle. Questo strumento può essere considerato in alcuni casi il punto di incontro tra una fascia e un marsupio ergonomico perché presenta delle caratteristiche proprie di ambedue gli strumenti. Dal marsupio riprende una struttura già pronta ad accogliere il bambino. Al tempo stesso l’utilizzo delle fasce superiori (elastiche o meno) e il tessuto morbido e maneggevole consentono una buona aderenza tra portatore e portato, un adeguato sostegno per il bambino e un efficace scarico del peso per il portatore.

Pannello: può essere o meno imbottito, regolabile in altezza e/o in larghezza per adattarsi a bimbi di diverse età. Alcuni modelli hanno un riduttore a mutandina da applicare sul pannello. Nei modelli non regolabili il pannello è più piccolo (30x45cm) ed è maggiormente indicato per  bambini di pochi mesi, mentre nei modelli più grandi questo arriva a misurare anche 45x55cm o più.  Al pannello centrale pu essere cucito un reggitesta (dimensioni medie: 20x35cm) regolabile o meno.
Fasce inferiori: hanno una lunghezza variabile tra gli 80 e i 100cm, possono essere semplici lembi di stoffa da annodare oppure fasce imbottite, eventualmente dotate di strappo per la chiusura.
Fasce superiori: di lunghezza variabile tra 160 e 220 cm e di larghezza compresa tra 9 e 33 cm, possono essere imbottite o meno, di tessuto elastico o della stessa consistenza e tessitura di una fascia di tessuto.

20130614_141256E’ uno strumento leggero, poco ingombrante e di uso più semplice rispetto ad una fascia di tessuto (pur richiedendo un tempo di pratica e una attenzione nell’utilizzo) e per questo riscontra le preferenze di molti papà, nonni, tate, zie, etc. E’ consigliato per portare davanti a partire da quando il bambino comincia a sostenere il capo, e per portare dietro man mano che il bambino cresce.
Il neonato non trova adeguato sostegno alla testa, e finché il bimbo è troppo piccolo il mei tai non lo sostiene abbastanza, anche se lo strumento è dotato di adattatori per accogliere bimbi piccoli. Per la Scuola del Portare il mei tai è uno strumento non adatto per portare i bambini in posizione a culla o sul fianco.

 

 

 

Documento redatto da Antonella Gennatiempo, Manuela Tomassetti e Tullia Della Moglie

Come “portare”

Questa sezione si propone di fornire informazioni utili per un babywearing sano e sicuro.

Tutti i materiali qui riportati sono di proprietà esclusiva del Centro Studi Scuola del Portare e sono protetti dalle leggi sul Copyright. Qualsiasi forma di riproduzione, modifica, distribuzione, trasmissione o ripubblicazione di questi contenuti è da ritenersi strettamente proibita.

Copyzero

Questa opera è protetta da Copyzero.

 

Le regole d’oro del portare

 

I portabebé: tipi e caratteristiche

Come scegliere una fascia in tessuto

 

Come scegliere un buon video

 

Dizionario delle legature

 

FAQ

Perchè portare?

Puoi trovare alcune valide ragioni per portare il tuo bambino qui: 10 Buoni motivi per portare

Mentre a questo indirizzo troverai alcune evidenze scientifiche a sostegno del portare: Perchè portare?

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Come scegliere una buona formazione?

Oggi parliamo di formazione. In un momento di così intenso mutamento e di crisi del mercato tradizionale del lavoro, si percepisce forte la tendenza a cercare di valorizzare i propri talenti naturali e di rispondere ai bisogni pratico-quotidiani delle famiglie, bisogni che finora non sono stati considerati primari ma che rivestono sempre maggiore importanza.
E con questo si cercano nuovi percorsi formativi, nuove proposte professionali.
Perciò è necessario far chiarezza sulla condizione della formazione nel nostro Paese e mettere a fuoco una specie di “vademecum” per poter scegliere una formazione soddisfacente, nutriente e quindi spendibile in modo sentito e profondo.
In Italia le uniche formazioni riconosciute sull’intero territorio nazionale sono quelle:
  • di tipo scolastico universitario proposte da istituti ed enti pubblici o parificati (diplomi, lauree, corsi di specializzazione universitaria, master)
  • di tipo internazionale proposte da organizzazioni riconosciute da accordi tra i Paesi (es. i corsi per formatori dell’ONU )
  • di tipo para-universitario in campo prevalentemente medico ovvero formazioni che, pur non essendo riconosciute in toto, danno la possibilità di accedere all’accreditamento di ECM utili ai percorsi universitari, ai tirocini o agli aggiornamenti di alcune categorie professionali.
Esistono poi le proposte formative delle Agenzie Formative accreditate. Tali proposte sono una “via di mezzo” in quanto vengono riconosciute ufficialmente su base regionale o pluriregionale (a seconda dell’accreditamento dell’agenzia formativa in questione presso una o più regioni).
Dal 2004, inoltre, esiste una legge che rende possibile il riconoscimento giuridico delle professioni informali ovvero non presenti negli albi professionali ufficiali, create da associazioni su base nazionale. Tale riconoscimento ha il vantaggio di far accedere l’associazione in questione a vantaggi fiscali (es. l’8‰ nelle dichiarazioni dei redditi dei simpatizzanti) ed i suoi professionisti ad una sorta di riconoscimento di qualità della loro formazione da parte degli organi ufficiali.
Per le restanti proposte formative (che sono innumerevoli sul territorio nazionale e riguardano tantissimi campi professionali!) non è possibile usare il metodo della riconosciuta validità della formazione a livelli “ufficiali”. E allora, come scegliere comunque una buona formazione? Ecco alcune semplici regole:
  • controllare i curricula dei formatori. La loro formazione “ufficiale” (scolastico-universitaria) e la loro formazione esperienziale e/o informale (corsi non universitari, esperienze di vita, studi alternativi, anni di pratica etc). Un formatore trasmetterà l’universo della propria esperienza e della propria ricerca: assicuratevi che questa sia forte, stabile, armonica. Informatevi se esista un percorso didattico specifico per formatori proposto dall’associazione che avete contattato: questo vi darà un margine di garanzia sull’uniformità della formazione.
  • verificare i feedbacks degli utenti finali: una formazione informale ha come unica possibile cartina di tornasole la qualità dell’attività professionale dei suoi studenti. La fama di chi organizza formazione si fonda sull’operato quotidiano di chi si è formato
  • accertarsi che i formatori continuino a praticare anche la professione: un formatore che si confronta quotidianamente con le richieste, le problematiche, le particolarità dell’utente finale è un formatore che è sempre “in contatto” con il mutevole panorama con cui si troveranno a confrontarsi i suoi studenti. Se possibile, partecipate ad alcune iniziative organizzate dai formatori per l’utenza finale: incontri informativi, dimostrazioni pubbliche, dibattiti etc.
  • valutare e scegliere l’approccio che si sente più in sintonia con le proprie esigenze e caratteristiche. Tra le varie scuole che propongono una data formazione ci sarà sempre una certa differenza di approccio: verificate che quella scelta da voi sia lo specchio della vostra anima cosicché possiate a seguito della formazione mettere tutta la vostra anima nel lavoro.
  • informarsi sui valori dell’ente o associazione proponente e se esista alcuna metodologia di verifica sull’operato dei professionisti formati. Questo vi consentirà, un domani, di usufruire della garanzia di  serietà che si verifica a seguito di questo tipo di “controllo”.
Queste semplici regole vi consentiranno di scegliere una formazione soddisfacente. Durante la formazione, poi è possibile avere un’ultima “verifica” della vostra compatibilità con il mestiere che volete iniziare: ascoltarsi e sentire se la formazione smuove qualcosa dentro di noi, se ci offre stimoli, entusiasmo, curiosità, riflessione, senso di appartenenza.
Ecco il sigillo che chiuderà con chiavi d’oro il nuovo percorso professionale, al cuore non si mente.
Veronica Toniutti

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Vizio il bambino se lo porto?

Un bambino che non può sviluppare una sensazione di legame o di fiducia, sarà sempre timoroso e dipendente. Se il bambino non ha mai provato un senso di intimità, non riuscirà a staccarsi e a crescere (poiché solo un bisogno soddisfatto si estingue). Se tengo sempre a distanza il mio bambino perché non voglio viziarlo, egli reagirà richiedendo il contatto con sempre maggiore insistenza. Il periodo nel quale il bambino vuole essere portato è quello in cui è più facile offrirgli contatto e protezione. Non ha bisogno di altre attenzioni, vuole solo essere vicino al genitore.

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Può portare anche il papà?

Il portare offre vantaggi anche al padre. Quando è a casa da solo e il bambino piange, non c’è maniera migliore per calmarlo che la fascia.  Infatti il bambino conosce questa situazione ed è così possibile tranquillizzarlo poiché nella fascia si sente particolarmente protetto.

Inoltre portando anche il padre potrà creare un rapporto intimo con il figlio. (Ulteriori informazioni sul legame caregiver-bambino sono disponibili QUI)

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Fa bene ad un bambino che piange molto (ha le coliche) essere portato?

Lo studio del Dr. Urs A. Hunziker riguardante gli effetti del portare sul pianto del lattante ha dimostrato che i bambini che vengono portati piangono meno e quando sono svegli sono anche molto più sereni. In questo studio la durata del portare ammontava ad almeno 4 ore giornaliere. (Un estratto dell’articolo è disponibile QUI)

Inoltre è dimostrato che nei luoghi in cui curano la tradizione del portare (Africa, Guatemala) i bambini piangono molto meno dei nostri ….

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Perché il bambino sta così bene nella fascia?

Quali esperienze ha fatto il bambino prima della nascita? Veniva cullato continuamente. Stava ben stretto. Sentiva le voci di chi parlava con la sua mamma. Stava al caldo. Sentiva l’odore delle persone. Riusciva a distinguere la luce dal buio. Percepiva suoni. Che cosa succede se è portato nella fascia? Proprio le stesse cose! Per questo il bambino si sente protetto nella fascia. Rivive la sicurezza del periodo prima della sua nascita e per questo può addormentarsi tranquillamente.

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Portare il bambino arreca danno alla sua colonna vertebrale?

Dal punto di vista biologico il bambino è un portato attivo; quindi il suo corpo è così conformato da poter essere portato. Oggi i due terzi degli esseri umani portano i loro bambini. I bambini vengono portati da millenni; si è cominciato a non farlo più negli ultimi cento anni. Nessuna tribù avrebbe potuto permettersi che i familiari subissero dei danni alla colonna. Se avessero constatato che il portare danneggiava la schiena, avrebbero smesso di farlo.

Il Prof. Dr. Remo Largo ha risposto a questa domanda: “No, al contrario; un bambino sano non si ammala perché è portato. Non ci sono studi che lo dimostrino. Il contatto con la madre ha un effetto molto positivo e anche la posizione divaricata delle gambe ha un influsso positivo sullo sviluppo delle articolazioni dell’anca. I colpi alla schiena del bambino portato vengono ammortizzati dalla fascia e dalla madre. Grazie ai diversi modi di portare (davanti, dietro e lateralmente) anche la schiena della madre non dovrebbe correre rischi.” 

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È dannoso per la colonna vertebrale della madre portare il bambino nella fascia?

Portare è uno sforzo per ogni colonna vertebrale. Ma è importante iniziare al più presto a portare il bambino, In tal modo il portare risulta essere un allenamento per la colonna. È importante portare il bambino in alto e ben vicino al proprio corpo! Più vicino e alto è il carico e più leggero sarà il suo peso (effetto leva). La fascia, come nessun altro sistema, garantisce di poter portare il carico stretto al proprio corpo e in alto. 

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Il mio bambino lì dentro respira?

Uno studio ha dimostrato che l’uso di portare con fascia non è associato ad un aumentato rischio clinicamente rilevante riguardo a cambiamenti cardiorespiratori nei neonati a termine e pretermine. Leggi un estratto dell’articolo qui: Portare e respirazione

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Quanto tempo al giorno posso/devo portare il mio bambino?

Il bambino può essere portato fin tanto che si sente a suo agio. Non appena il portatore inizia ad avere una sensazione sgradevole e si sente rinchiuso, anche il bambino non gradisce più esser portato. Un portatore nervoso rende nervoso anche il bambino. Nella fascia il bambino percepisce ogni stato d’animo del portatore!

Perché talvolta mi affatica portare il bambino? Portare un bambino significa anche “condividere con lui l’intimità”. Da bambini molti di noi sono stati tenuti più a distanza (l’allattamento veniva effettuato possibilmente ogni 4 ore, dormivamo da soli ecc.) All’inizio occorre essere pronti a dividere questa intimità con il bambino.
Nei paesi dove da sempre si è soliti portare un bambino, non si percepisce il portare a lungo come un peso o un limite. Questo perché chi porta ha avuto la possibilità di vivere questa intimità già da bambino. Alcuni hanno persino portato i propri fratelli!

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Perchè fare un corso sul portare?

Portare è fin dall’inizio dei tempi un’attitudine innata in tutte le madri e in molte culture è un sapere trasmesso da una generazione all’altra. Si tratta di una delle forme più spontanee di comportamento materno in molti mammiferi. Noi siamo dei mammiferi!

In Occidente, oggi, è un’abilità da recuperare: l’uso corretto e la sicurezza sono garantiti dal sostegno di una persona esperta.
In pochi incontri, a partire dall’ultimo mese di gravidanza o dalla nascita dei bimbi, la Consulente del Portare® “supporta“ nella scelta del supporto più adatto e accompagna in sicurezza nelle diverse tecniche con cui poter usare la fascia/altri supporti portabebè in modo corretto e funzionale dal punto di vista fisiologico per chi porta e chi viene portato e in base ai bisogni specifici del bambino o del genitore. Si acquisisce dimestichezza e manualità e crescendo i bimbi troveranno sempre una posizione adatta alla loro età.

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Perchè rivolgersi ad un Consulente del Portare®?

Ecco alcuni buoni motivi per farlo:

  • perché si può portare anche da soli, ma portare meglio è … meglio!
  • perché si intraprende (o si perfeziona) un percorso che permetterà di portare a lungo e con soddisfazione
  • perché una persona preparata e competente può sostenere e accompagnare il portare in maniera corretta
  • per individuare il supporto più idoneo alle proprie esigenze ed evitare acquisti inutili
  • per imparare come rispettare sempre e in ogni posizione la corretta fisiologia del bambino
  • per imparare bene ad usare la fascia con tutto ciò che ne consegue (comodità, continuum, sentire di pancia, attaccamento)
  • per ricevere informazioni aggiornate e corrette
  • per sperimentare diversi supporti e diverse legature e per capire le migliori soluzioni per ognuno
  • per condividere con la consulente e con il gruppo intorno a lei opinioni, dubbi e problemi, trovare “accoglienza” o semplicemente stare insieme
  • per imparare a “lasciare andare” dopo la fase di contenimento
  • e… per condividere anche col papà le emozioni “della pancia”

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Dove trovo un Consulente del Portare®?

Per trovare un consulente vicino a te, puoi consultare la mappa dei consulenti presenti sul territorio oppure effettuare una ricerca per nome, città o regione visitando la pagina consulenti cliccando QUI

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Quali portabebè esistono e quali caratteristiche hanno?

Il babywearing è una pratica recuperata in Occidente da alcuni decenni e promossa da ricercatori, gruppi indipendenti di genitori o di professionisti e produttori. La terminologia e le classificazioni variano da una realtà all’altra e, come il babywearing stesso, sono in continua e rapida evoluzione. Continua a leggere qui: I portabebé: tipi e caratteristiche

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Come scelgo la fascia di tessuto?

In commercio esistono molte tipologie di fascia in tessuto, che si differenziano tra loro sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista delle caratteristiche del tessuto utilizzato. Per chi cerca la prima fascia in tessuto, può sembrare complicato orientarsi in un panorama così vasto. A questo indirizzo troverete alcune indicazioni generali per orientarsi al meglio nella scelta di una fascia in tessuto: Come scegliere una fascia in tessuto

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Come scelgo un buon video?

In rete sono disponibili centinaia di video prodotti da consulenti, produttrici di supporti e mamme più o meno esperte. Alcuni di questi video contengono errori e non rispettano le più basilari norme di sicurezza. A questo indirizzo trovate utili consigli per scegliere un buon video: Come scegliere un buon video

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Come posso diventare un Consulente del Portare®?

Visita la nostra area Formazione per avere tutte le informazioni sui corsi e sulle modalità di iscrizione.

A questo indirizzo trovi la descrizione del percorso formativo

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I supporti semi-strutturati

Un supporto semi-strutturato è per lo più un pezzo stoffa che ha una forma e struttura ben definite, in alcuni casi con inserti metallici (anelli nella ring-sling oppure anelli dell’ombuimo, ). In parte è già pronto per essere indossato, in parte richiede qualche manovra per perfezionare la legatura e la sicurezza. E’ uno strumento meno versatile di uno non strutturato, in quanto la sua forma e la sua modalità di impiego rendono più veloce indossarlo ma limitano le possibilità di legatura.

 

Ring Sling (Fascia ad anelli)

Ring SlingSi tratta di una fascia (generalmente in cotone, ma anche lino, canapa, seta, lana o altri materiali) di lunghezza variabile tra i 180 e i 240 cm e tra i 65 e i 75 cm di larghezza. Presenta una estremità cucita attorno a due anelli di alluminio leggeri, nylon, acciaio termosaldato (importante scegliere un prodotto nickel free per evitare reazioni allergiche) che non presentino giunture, di diametro variabile tra 7 e 8 cm . L’anello più ampio permette di dispiegare meglio il tessuto al suo interno. La fascia può essere cucita in due modi sopra gli anelli, in modo che garantisca un’apertura e distribuzione del tessuto sulla spalla più o meno ampio. L’altra estremità è libera e può terminare arrotondata (coda chiusa) o con un taglio netto (coda larga). La coda chiusa può rendere meno agile lo scorrimento della fascia all’interno degli anelli influendo sulla tensione necessaria per la sicurezza e l’aderenza del bambino al corpo del portatore. Questo strumento abbina la morbidezza e la versatilità di una fascia di tessuto corta alla comodità di una legatura regolabile. I bordi sono ben rifiniti e ripiegati in maniera da essere facilmente rintracciabili esattamente come nelle fasce di tessuto. Se il colore dei bordi è diverso l’utilizzo della ring sling si semplifica perché si può facilmente individuare l’uno o l’altro per regolare la legatura. In alcuni modelli i bordi superiori sono imbottiti e spesso la parte finale è ristretta, questo può limitare in alcuni casi la possibilità di tirare bene il tessuto dall’anello per far aderire il bebè al corpo. In altri modelli i bordi non sono imbottiti e la parte finale è ampia quanto il resto della fascia. Questo rende possibile lavorare sui bordi in maniera più efficace e stringere più comodamente la legatura. ll tessuto ideale è caratterizzato dall’elasticità in diagonale, conferita da alcuni particolari tipi di tessitura come ad esempio la saia batavia (in inglese: cross twill), ottima per garantire sostegno e contenimento e accompagnare il corpo del bambino, modellandosi su di esso e su quello del portatore. E’ uno strumento agile nell’utilizzo, ma scarica il peso del bambino su una sola spalla del portatore e consente un numero di posizioni molto limitato. Rispetto alla fascia di 270cm, con cui si può scegliere di chiudere con un nodo davanti o sulla schiena, con la Ring sling la legatura è bloccata soltanto davanti con gli anelli posizionati poco sotto la clavicola , da ciò si evince l’importanza di una tecnica corretta. In alcuni casi legature poco accorte possono causare infiammazione ai dotti galattofori o infiammazione del trapezio. La Scuola del Portare la ritiene ottima per portare sul fianco in due momenti specifici dello sviluppo del bambino e della relazione genitore-bambino, gli stessi indicati per l’uso ottimale della fascia di 270 cm sul fianco.

 

Mei Tai

Mei Tai

Il mei tai è un supporto tradizionale cinese, sempre più diffuso anche in occidente. E’ composto da un pannello di tessuto, in alcuni modelli imbottito o rinforzato, di forma rettangolare, con due fasce inferiori che si legano in vita e due superiori che passano sulle spalle come delle bretelle. Questo strumento può essere considerato in alcuni casi il punto di incontro tra una fascia e un marsupio ergonomico perché presenta delle caratteristiche proprie di ambedue gli strumenti. Dal marsupio riprende una struttura già pronta ad accogliere il bambino. Al tempo stesso l’utilizzo delle fasce superiori (elastiche o meno) e il tessuto morbido e maneggevole consentono una buona aderenza tra portatore e portato, un adeguato sostegno per il bambino e un efficace scarico del peso per il portatore.

Pannello: può essere o meno imbottito, regolabile in altezza e/o in larghezza per adattarsi a bimbi di diverse età. Alcuni modelli hanno un riduttore a mutandina da applicare sul pannello. Nei modelli non regolabili il pannello è più piccolo (30x45cm) ed è maggiormente indicato per  bambini di pochi mesi, mentre nei modelli più grandi questo arriva a misurare anche 45x55cm o più.  Al pannello centrale pu essere cucito un reggitesta (dimensioni medie: 20x35cm) regolabile o meno.
Fasce inferiori: hanno una lunghezza variabile tra gli 80 e i 100cm, possono essere semplici lembi di stoffa da annodare oppure fasce imbottite, eventualmente dotate di strappo per la chiusura.
Fasce superiori: di lunghezza variabile tra 160 e 220 cm e di larghezza compresa tra 9 e 33 cm, possono essere imbottite o meno, di tessuto elastico o della stessa consistenza e tessitura di una fascia di tessuto.

20130614_141256E’ uno strumento leggero, poco ingombrante e di uso più semplice rispetto ad una fascia di tessuto (pur richiedendo un tempo di pratica e una attenzione nell’utilizzo) e per questo riscontra le preferenze di molti papà, nonni, tate, zie, etc. E’ consigliato per portare davanti a partire da quando il bambino comincia a sostenere il capo, e per portare dietro man mano che il bambino cresce.
Il neonato non trova adeguato sostegno alla testa, e finché il bimbo è troppo piccolo il mei tai non lo sostiene abbastanza, anche se lo strumento è dotato di adattatori per accogliere bimbi piccoli. Per la Scuola del Portare il mei tai è uno strumento non adatto per portare i bambini in posizione a culla o sul fianco.

 

 

 

Documento redatto da Antonella Gennatiempo, Manuela Tomassetti e Tullia Della Moglie

Come “portare”

Questa sezione si propone di fornire informazioni utili per un babywearing sano e sicuro.

Tutti i materiali qui riportati sono di proprietà esclusiva del Centro Studi Scuola del Portare e sono protetti dalle leggi sul Copyright. Qualsiasi forma di riproduzione, modifica, distribuzione, trasmissione o ripubblicazione di questi contenuti è da ritenersi strettamente proibita.

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Le regole d’oro del portare

 

I portabebé: tipi e caratteristiche

Come scegliere una fascia in tessuto

 

Come scegliere un buon video

 

Dizionario delle legature

 

FAQ

Perchè portare?

Puoi trovare alcune valide ragioni per portare il tuo bambino qui: 10 Buoni motivi per portare

Mentre a questo indirizzo troverai alcune evidenze scientifiche a sostegno del portare: Perchè portare?

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Come scegliere una buona formazione?

Oggi parliamo di formazione. In un momento di così intenso mutamento e di crisi del mercato tradizionale del lavoro, si percepisce forte la tendenza a cercare di valorizzare i propri talenti naturali e di rispondere ai bisogni pratico-quotidiani delle famiglie, bisogni che finora non sono stati considerati primari ma che rivestono sempre maggiore importanza.
E con questo si cercano nuovi percorsi formativi, nuove proposte professionali.
Perciò è necessario far chiarezza sulla condizione della formazione nel nostro Paese e mettere a fuoco una specie di “vademecum” per poter scegliere una formazione soddisfacente, nutriente e quindi spendibile in modo sentito e profondo.
In Italia le uniche formazioni riconosciute sull’intero territorio nazionale sono quelle:
  • di tipo scolastico universitario proposte da istituti ed enti pubblici o parificati (diplomi, lauree, corsi di specializzazione universitaria, master)
  • di tipo internazionale proposte da organizzazioni riconosciute da accordi tra i Paesi (es. i corsi per formatori dell’ONU )
  • di tipo para-universitario in campo prevalentemente medico ovvero formazioni che, pur non essendo riconosciute in toto, danno la possibilità di accedere all’accreditamento di ECM utili ai percorsi universitari, ai tirocini o agli aggiornamenti di alcune categorie professionali.
Esistono poi le proposte formative delle Agenzie Formative accreditate. Tali proposte sono una “via di mezzo” in quanto vengono riconosciute ufficialmente su base regionale o pluriregionale (a seconda dell’accreditamento dell’agenzia formativa in questione presso una o più regioni).
Dal 2004, inoltre, esiste una legge che rende possibile il riconoscimento giuridico delle professioni informali ovvero non presenti negli albi professionali ufficiali, create da associazioni su base nazionale. Tale riconoscimento ha il vantaggio di far accedere l’associazione in questione a vantaggi fiscali (es. l’8‰ nelle dichiarazioni dei redditi dei simpatizzanti) ed i suoi professionisti ad una sorta di riconoscimento di qualità della loro formazione da parte degli organi ufficiali.
Per le restanti proposte formative (che sono innumerevoli sul territorio nazionale e riguardano tantissimi campi professionali!) non è possibile usare il metodo della riconosciuta validità della formazione a livelli “ufficiali”. E allora, come scegliere comunque una buona formazione? Ecco alcune semplici regole:
  • controllare i curricula dei formatori. La loro formazione “ufficiale” (scolastico-universitaria) e la loro formazione esperienziale e/o informale (corsi non universitari, esperienze di vita, studi alternativi, anni di pratica etc). Un formatore trasmetterà l’universo della propria esperienza e della propria ricerca: assicuratevi che questa sia forte, stabile, armonica. Informatevi se esista un percorso didattico specifico per formatori proposto dall’associazione che avete contattato: questo vi darà un margine di garanzia sull’uniformità della formazione.
  • verificare i feedbacks degli utenti finali: una formazione informale ha come unica possibile cartina di tornasole la qualità dell’attività professionale dei suoi studenti. La fama di chi organizza formazione si fonda sull’operato quotidiano di chi si è formato
  • accertarsi che i formatori continuino a praticare anche la professione: un formatore che si confronta quotidianamente con le richieste, le problematiche, le particolarità dell’utente finale è un formatore che è sempre “in contatto” con il mutevole panorama con cui si troveranno a confrontarsi i suoi studenti. Se possibile, partecipate ad alcune iniziative organizzate dai formatori per l’utenza finale: incontri informativi, dimostrazioni pubbliche, dibattiti etc.
  • valutare e scegliere l’approccio che si sente più in sintonia con le proprie esigenze e caratteristiche. Tra le varie scuole che propongono una data formazione ci sarà sempre una certa differenza di approccio: verificate che quella scelta da voi sia lo specchio della vostra anima cosicché possiate a seguito della formazione mettere tutta la vostra anima nel lavoro.
  • informarsi sui valori dell’ente o associazione proponente e se esista alcuna metodologia di verifica sull’operato dei professionisti formati. Questo vi consentirà, un domani, di usufruire della garanzia di  serietà che si verifica a seguito di questo tipo di “controllo”.
Queste semplici regole vi consentiranno di scegliere una formazione soddisfacente. Durante la formazione, poi è possibile avere un’ultima “verifica” della vostra compatibilità con il mestiere che volete iniziare: ascoltarsi e sentire se la formazione smuove qualcosa dentro di noi, se ci offre stimoli, entusiasmo, curiosità, riflessione, senso di appartenenza.
Ecco il sigillo che chiuderà con chiavi d’oro il nuovo percorso professionale, al cuore non si mente.
Veronica Toniutti

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Vizio il bambino se lo porto?

Un bambino che non può sviluppare una sensazione di legame o di fiducia, sarà sempre timoroso e dipendente. Se il bambino non ha mai provato un senso di intimità, non riuscirà a staccarsi e a crescere (poiché solo un bisogno soddisfatto si estingue). Se tengo sempre a distanza il mio bambino perché non voglio viziarlo, egli reagirà richiedendo il contatto con sempre maggiore insistenza. Il periodo nel quale il bambino vuole essere portato è quello in cui è più facile offrirgli contatto e protezione. Non ha bisogno di altre attenzioni, vuole solo essere vicino al genitore.

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Può portare anche il papà?

Il portare offre vantaggi anche al padre. Quando è a casa da solo e il bambino piange, non c’è maniera migliore per calmarlo che la fascia.  Infatti il bambino conosce questa situazione ed è così possibile tranquillizzarlo poiché nella fascia si sente particolarmente protetto.

Inoltre portando anche il padre potrà creare un rapporto intimo con il figlio. (Ulteriori informazioni sul legame caregiver-bambino sono disponibili QUI)

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Fa bene ad un bambino che piange molto (ha le coliche) essere portato?

Lo studio del Dr. Urs A. Hunziker riguardante gli effetti del portare sul pianto del lattante ha dimostrato che i bambini che vengono portati piangono meno e quando sono svegli sono anche molto più sereni. In questo studio la durata del portare ammontava ad almeno 4 ore giornaliere. (Un estratto dell’articolo è disponibile QUI)

Inoltre è dimostrato che nei luoghi in cui curano la tradizione del portare (Africa, Guatemala) i bambini piangono molto meno dei nostri ….

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Perché il bambino sta così bene nella fascia?

Quali esperienze ha fatto il bambino prima della nascita? Veniva cullato continuamente. Stava ben stretto. Sentiva le voci di chi parlava con la sua mamma. Stava al caldo. Sentiva l’odore delle persone. Riusciva a distinguere la luce dal buio. Percepiva suoni. Che cosa succede se è portato nella fascia? Proprio le stesse cose! Per questo il bambino si sente protetto nella fascia. Rivive la sicurezza del periodo prima della sua nascita e per questo può addormentarsi tranquillamente.

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Portare il bambino arreca danno alla sua colonna vertebrale?

Dal punto di vista biologico il bambino è un portato attivo; quindi il suo corpo è così conformato da poter essere portato. Oggi i due terzi degli esseri umani portano i loro bambini. I bambini vengono portati da millenni; si è cominciato a non farlo più negli ultimi cento anni. Nessuna tribù avrebbe potuto permettersi che i familiari subissero dei danni alla colonna. Se avessero constatato che il portare danneggiava la schiena, avrebbero smesso di farlo.

Il Prof. Dr. Remo Largo ha risposto a questa domanda: “No, al contrario; un bambino sano non si ammala perché è portato. Non ci sono studi che lo dimostrino. Il contatto con la madre ha un effetto molto positivo e anche la posizione divaricata delle gambe ha un influsso positivo sullo sviluppo delle articolazioni dell’anca. I colpi alla schiena del bambino portato vengono ammortizzati dalla fascia e dalla madre. Grazie ai diversi modi di portare (davanti, dietro e lateralmente) anche la schiena della madre non dovrebbe correre rischi.” 

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È dannoso per la colonna vertebrale della madre portare il bambino nella fascia?

Portare è uno sforzo per ogni colonna vertebrale. Ma è importante iniziare al più presto a portare il bambino, In tal modo il portare risulta essere un allenamento per la colonna. È importante portare il bambino in alto e ben vicino al proprio corpo! Più vicino e alto è il carico e più leggero sarà il suo peso (effetto leva). La fascia, come nessun altro sistema, garantisce di poter portare il carico stretto al proprio corpo e in alto. 

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Il mio bambino lì dentro respira?

Uno studio ha dimostrato che l’uso di portare con fascia non è associato ad un aumentato rischio clinicamente rilevante riguardo a cambiamenti cardiorespiratori nei neonati a termine e pretermine. Leggi un estratto dell’articolo qui: Portare e respirazione

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Quanto tempo al giorno posso/devo portare il mio bambino?

Il bambino può essere portato fin tanto che si sente a suo agio. Non appena il portatore inizia ad avere una sensazione sgradevole e si sente rinchiuso, anche il bambino non gradisce più esser portato. Un portatore nervoso rende nervoso anche il bambino. Nella fascia il bambino percepisce ogni stato d’animo del portatore!

Perché talvolta mi affatica portare il bambino? Portare un bambino significa anche “condividere con lui l’intimità”. Da bambini molti di noi sono stati tenuti più a distanza (l’allattamento veniva effettuato possibilmente ogni 4 ore, dormivamo da soli ecc.) All’inizio occorre essere pronti a dividere questa intimità con il bambino.
Nei paesi dove da sempre si è soliti portare un bambino, non si percepisce il portare a lungo come un peso o un limite. Questo perché chi porta ha avuto la possibilità di vivere questa intimità già da bambino. Alcuni hanno persino portato i propri fratelli!

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Perchè fare un corso sul portare?

Portare è fin dall’inizio dei tempi un’attitudine innata in tutte le madri e in molte culture è un sapere trasmesso da una generazione all’altra. Si tratta di una delle forme più spontanee di comportamento materno in molti mammiferi. Noi siamo dei mammiferi!

In Occidente, oggi, è un’abilità da recuperare: l’uso corretto e la sicurezza sono garantiti dal sostegno di una persona esperta.
In pochi incontri, a partire dall’ultimo mese di gravidanza o dalla nascita dei bimbi, la Consulente del Portare® “supporta“ nella scelta del supporto più adatto e accompagna in sicurezza nelle diverse tecniche con cui poter usare la fascia/altri supporti portabebè in modo corretto e funzionale dal punto di vista fisiologico per chi porta e chi viene portato e in base ai bisogni specifici del bambino o del genitore. Si acquisisce dimestichezza e manualità e crescendo i bimbi troveranno sempre una posizione adatta alla loro età.

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Perchè rivolgersi ad un Consulente del Portare®?

Ecco alcuni buoni motivi per farlo:

  • perché si può portare anche da soli, ma portare meglio è … meglio!
  • perché si intraprende (o si perfeziona) un percorso che permetterà di portare a lungo e con soddisfazione
  • perché una persona preparata e competente può sostenere e accompagnare il portare in maniera corretta
  • per individuare il supporto più idoneo alle proprie esigenze ed evitare acquisti inutili
  • per imparare come rispettare sempre e in ogni posizione la corretta fisiologia del bambino
  • per imparare bene ad usare la fascia con tutto ciò che ne consegue (comodità, continuum, sentire di pancia, attaccamento)
  • per ricevere informazioni aggiornate e corrette
  • per sperimentare diversi supporti e diverse legature e per capire le migliori soluzioni per ognuno
  • per condividere con la consulente e con il gruppo intorno a lei opinioni, dubbi e problemi, trovare “accoglienza” o semplicemente stare insieme
  • per imparare a “lasciare andare” dopo la fase di contenimento
  • e… per condividere anche col papà le emozioni “della pancia”

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Dove trovo un Consulente del Portare®?

Per trovare un consulente vicino a te, puoi consultare la mappa dei consulenti presenti sul territorio oppure effettuare una ricerca per nome, città o regione visitando la pagina consulenti cliccando QUI

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Quali portabebè esistono e quali caratteristiche hanno?

Il babywearing è una pratica recuperata in Occidente da alcuni decenni e promossa da ricercatori, gruppi indipendenti di genitori o di professionisti e produttori. La terminologia e le classificazioni variano da una realtà all’altra e, come il babywearing stesso, sono in continua e rapida evoluzione. Continua a leggere qui: I portabebé: tipi e caratteristiche

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Come scelgo la fascia di tessuto?

In commercio esistono molte tipologie di fascia in tessuto, che si differenziano tra loro sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista delle caratteristiche del tessuto utilizzato. Per chi cerca la prima fascia in tessuto, può sembrare complicato orientarsi in un panorama così vasto. A questo indirizzo troverete alcune indicazioni generali per orientarsi al meglio nella scelta di una fascia in tessuto: Come scegliere una fascia in tessuto

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Come scelgo un buon video?

In rete sono disponibili centinaia di video prodotti da consulenti, produttrici di supporti e mamme più o meno esperte. Alcuni di questi video contengono errori e non rispettano le più basilari norme di sicurezza. A questo indirizzo trovate utili consigli per scegliere un buon video: Come scegliere un buon video

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Come posso diventare un Consulente del Portare®?

Visita la nostra area Formazione per avere tutte le informazioni sui corsi e sulle modalità di iscrizione.

A questo indirizzo trovi la descrizione del percorso formativo

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