Il legame care giver – bambino


fasciotecaCosa succede nelle figure di riferimento portando il bebè?
Ainsworth (1974) Ha osservato che, vicina al suo bambino, la madre percepisce maggiormente i suoi segnali ed impara ad interpretarli meglio. Comprendendo il proprio bambino, la mamma tende ad interferire meno nelle sue attività e a mantenere sempre un atteggiamento di cooperazione e di disponibilità con il figlio. Tutto questo costituisce la base fondamentale di una relazione solida e della riuscita del processo di attaccamento.
La sensibilità della madre ai segnali del neonato e la sua maggiore capacità interpretativa, provocano l’immediatezza e l’adeguatezza della sua risposta al bambino (Bell e Ainsworth, 1972), quindi ottimizzano la comunicazione riducendo al minimo le crisi di pianto e consolidando così il loro legame. Cosa che accade anche con i papà che riescono, tramite la vicinanza ai loro bambini, a creare un rapporto eccellente e, di conseguenza, una famiglia più coesa ( Feldman,Weller, Sirota e Eidelman 2003).
Il ruolo del padre è sensibilmente cambiato dagli ultimi decenni ad oggi, a partire dalla presenza in sala parto. Il loro coinvolgimento durante la gravidanza è spiegato anche alla luce dell’attività dei ferormoni (ormoni volatili) che, liberati dalla donna, “impregnano” chi le sta più vicino. Alcuni padri arrivano a simpatizzare a tal punto da percepire i sintomi tipici della gravidanza come nausee, mal di schiena etc (simbiosi “couvade” ovvero “covata”). papàPer favorire il primo contatto padre-bambino in Svezia, nei reparti di maternità, è prevista la stanza per i genitori. In Italia alcuni reparti di maternità permettono a padre-madre-bambino di restare insieme nei primi giorni dopo il parto. Il padre può, quindi fin da subito massaggiare il bebè, cullarlo, portarlo. I papà stabiliscono, quindi, un contatto profondo che dona contenimento e conforto e riceve competenza empatica e aumento dell’istinto protettivo. La relazione papà- bambino avrà bisogno di più tempo per stabilizzarsi ma non sarà da meno in quanto a profondità ed importanza, ad unicità e preziosità ed il papà parteciperà attivamente all’accudimento e all’educazione del proprio figlio con sensibilità e caratteristiche peculiari. L’accudimento a contatto e la sensibilità che i genitori riescono a sviluppare riescono a intervenire positivamente anche nei bambini dal temperamento irritabile: uno studio, infatti, ha rilevato che genitori che hanno sviluppato la sensibilità comunicativa data dal contatto riescono a far progressivamente diminuire le crisi di pianto di bambini con temperamento irritabile, mentre – al conrtario – bambini dal temperamento docile allevati da genitori che non hanno sviluppato questa competenza vedono aumentarne progressivamente le rare crisi di pianto per qualche mese (Blum,Taubman,Tretina e Heyword 2002 ).
Il bambino oltre che dal padre e dalla madre può essere portato da diverse persone , egli percepisce il suo ambiente in modo variegato “ sente la pelle diversa che tocca la propria, sente odori diversi, sente tanti modi di muoversi e di camminare e diversi modi di essere portato”( Montagu, A. 1981). Pensiamo alla bellezza di questo modo di stare con il bambino per i nonni!
Il bambino sperimenta che può avere fiducia anche in altre persone, diverse dalla madre. Anche con altre persone può lasciarsi andare e sentirsi al sicuro. Vicini, vicini, portato e portatore mettono in moto tutti i loro sensi per stabilire una comunicazione completa e ricchissima.
caregiverIn questo modo già dei lattanti molto piccoli possono stabilire dei contatti con altre persone e conoscerle profondamente. Il cucciolo d’uomo è un prematuro fisiologico. Questo significa che esiste un periodo di esogestazione, una fase che continua ad essere simbiotica nei confronti della madre e che arriva fino a circa i 6 mesi. Solo dai sei mesi in poi e fino ai 36 mesi si sviluppa la fase di separazione/individuazione (Mahler S. Pine,F., Bergman A.1987). In questa fase, una madre che porta il proprio bambino, asseconda quest’esigenza di simbiosi: il bambino portato sente che la fascia avvolge il suo corpo e che la fibra lo contiene, è il suo “nido”. Il corpo del bambino forma una cosa sola con quella del portatore ed il piccolo ha la possibilità al piccolo di conoscere il mondo da una posizione assolutamente sicura e protetta. Ancora una volta si accoglie il bambino e lo si accompagna nelle sue fasi evolutive cosa che gli consente di costruirsi una grande fiducia, la famosa “base sicura “ di cui parla Bowlby( 1973) che gli dona consolazione e protezione “la simbiosi con la madre nello sviluppo dell’Io, fornisce sostegno al bambino, funge da cornice” (Blegea 1967)
Il bambino in contatto con il genitore, contenuto e sicuro, può percepire il mondo in uno stato di assoluta rilassatezza, può vivere tutti gli avvenimenti quotidiani, anche quelli più eccitanti, senza sentirsi sperduto o aggredito da troppi stimoli. Come scrive J.Lindloff (2004)” lo svolgimento delle mansioni quotidiane è qualcosa di eccitante per i bambini”: si pongono le basi per l’imitazione che è un’importante capacità del neonato, oggi studiata con rinnovato interesse nell’ambito degli studi sui neuroni specchio.
Il bambino dal suo rifugio osserva. Quando è stanco può addormentarsi e metabolizzare tutto ciò che ha vissuto. Impara a conoscere il mondo non dal basso ma dall’alto. Gli esseri umani che incontra non lo sovrastano ma sono alla sua altezza. Non ha la sensazione di essere piccolo e solo. Può facilmente richiamare l’attenzione su di sé con i piccoli gesti, i sottili movimenti del corpo o i lievi vocalizzi. Non deve piangere forte per attirare l’attenzione.
I lattanti portati vivono una vita piena di stimoli nonostante dormano gran parte del tempo in cui vengono portati. Percepiscono le voci, i movimenti (a volte anche bruschi), i rumori, possono anche sentire musica o ballare insieme a chi li porta senza essere turbati o interrompere il loro riposo rigenerante.
Un bambino portato percepisce di non essere al centro del mondo, ma di seguire sua madre nel mondo e si prepara alla futura responsabilità. Via, via che le sue forze fisiche e psicologiche aumentano, il bambino cercherà di imitare i grandi e di vivere a pieno le proprie attività, attivando, così il processo di separazione tra tu ed io e la propria forza di volontà (Prekop, op. cit). Finchè non arriva il momento in cui è pronto per sganciarsi e per sfruttare la libertà di scelta che ha costruito insieme alla madre attraverso la rassicurazione della “base sicura”.

Scritto da Antonella Gennatiempo (tratto dalla tesi 2006 “Dalla Canguroterapia alla promozione al benessere: Il Bambino Portato”)