La Storia


“Il Centro Studi Scuola del Portare® nasce nell’agosto 2008, dalla passione, dall’idea e dalle competenze di Antonella Gennatiempo”

… vorrei raccontarvi come il tutto nacque…

C’era una volta Antonella, una donna come tante a cui è stato detto, in una epoca eccessivamente medicalizzata, di non poter avere figli.

Un giorno arrivarono in visione meditativa due piccole anime che si preparavano ad ascendere per fare un pezzo di strada con me in questa “dimensione terrena”.

Diventai madre dando alla luce nel 2002 e nel 2005 quelli che per me sono “maestri di vita”; osservando i miei due figli posso comprendere quanto sto bene o male e quanto non si possa “sfuggire”, nonostante la cultura “di testa” accumulata, da quello che è il linguaggio profondo dell’anima.

Ispirata da un viaggio in Messico, iniziai a portarli e qualcosa di magico avvenne, una alchimia, la mia anima cominciò a dispiegarsi, ad aprirsi completamente …non c’erano più interferenze nel credere nella bontà profonda delle mie scelte e del mio sentire e la connessione tra me e i miei cuccioli era profondissima, basata su bisogni autentici, essenziali, semplici, seppur complessi agli occhi degli altri!

Dopo essere stata ispirata e “toccata” da questa esperienza cominciai un percorso professionale di ricerca e divulgazione legato a questo tema, sostenendo altri genitori nel portare i propri bimbi.

Ebbi modo di osservare come mamme e bambini, reduci da parti difficili e altre esperienze dolorose legate all’eccessiva “medicalizzazione”, il cui legame era stato ferito, trovavano pace attraverso l’esperienza del portare.

Il sostegno discreto nell’avvolgere mamme e bebè con questo tessuto faceva molto spesso avvenire anche qui una magia, una lacrima o un pianto più forte e poi la pace data da un vissuto profondo che sentivo silenziosamente emergere (la ferita iniziava a guarire).

Nel 2006 mi laureo ( con due bambini!) in psicologia con una tesi dal titolo “Il bambino portato. Dalla canguroterapia alla promozione al benessere” iniziando a dare struttura scientifica alle mie esperienze di vita e approfondendo gli effetti del portare nel bambino, nella relazione genitore-bambino e nel mondo.

Iniziai il mio percorso confrontandomi con realtà in Italia e formami in Germania, con due scuole diverse, Svizzera e infine negli Stati Uniti, integrando tecniche di legatura e ricerche scientifiche costantemente aggiornate.
Finalmente nel 2008 nasce il Centro Studi Scuola del Potare, prima scuola di formazione e ricerca scientifica con l’obiettivo di creare una grande rete per la consulenza professionale del babywearing e per creare network tra genitori che sentono e credono che il mondo possa cambiare grazie ad una modalità diversa di crescere i nostri cuccioli.

Oggi il mio sogno sta diventando realtà:

Il cuore della Scuola del Portare non è solo mio, oggi pulsa al ritmo del lavoro e della passione di tutti i Consulenti del Portare® (più di 300!): siamo noi, donne, uomini , mamme, papà portatori dei propri bambini e della bellezza degli abbracci e delle coccole, dei baci e delle carezze

Ancora oggi mi sta a cuore che ognuno, secondo i propri tempi e modalità, possa ritrovare quella piccola chiave in grado di far dischiudere lo scrigno della propria anima.

Recentemente, cercando materiali per la costruzione della storia del Centro Studi Scuola del portare ho ritrovato una intervista apparsa nel 2010 su Genitori Channel. Mi piace riportarla qui …

“Spesso mi capita di incontrare per strada genitori che usano il marsupio, più di rado le fasce o gli zainetti porta bebè, e spesso noto che c’è un’intuizione che portare sia più che semplicemente “trasportare”, ma anche che c’è poca nozione sul fatto che si può portare “male”, cioè non curando il corretto posizionamento del bambino, il rispetto della sua fisiologia, facendo errori che andrebbero evitati. Per questa ragione oggi vogliamo raccontarvi, attraverso un’intervista, dell’esistenza di una “Scuola del Portare®”, nata sia per creare una rete di sostegno, sia per dare risposte competenti e qualificate su come portare i bimbi a contatto… in una cultura in cui il contatto non è più cosa usuale, abbiamo bisogno di approfondire anche questo tema.”

Intervista a Antonella Gennatiempo, fondatrice del Centro Studi Scuola del Portare® 

Antonella, come nasce l’idea della scuola del portare?

Dalla convinzione che la cura e la crescita dei nostri figli costituisce la base fondamentale per un domani migliore.

Cosa c’entra il portare con questo?

“Portare i bimbi addosso” non è solo un modo per trasportare un bimbo, non è un’alternativa al passeggino, ma è il modo per portare il bambino dentro le esperienze, vivendole insieme e lasciando che si interessi a ciò che lo circonda mentre si trova nell’abbraccio protettivo del genitore.

Portare un bimbo addosso  in mezzo al bosco, sulla spiaggia, in montagna, mentre si fa la spesa, si sistema la casa, ci si ferma a parlare con amici per strada, non riguarda solo lo spostamento, ma è un accompagnarlo a sentire la vita che gli sta attorno e che gli somiglia e godere della sua presenza mentre si fanno esperienze insieme e si costruisce ogni giorno un legame sempre più saldo e tangibile.

Perché c’era bisogno di una scuola?

Perché siamo diventati una cultura a basso contatto, e quindi non ci ricordiamo più di cose vitali: ad esempio che regalare ad un bambino l’indipendenza significa essere capaci di rispondere prima al suo bisogno di prossimità, contatto, protezione, presenza e consentire al bambino di conquistare quotidianamente la sua indipendenza. Ricordo spesso che  il bambino per arrivare all’ INDIPENDENZA  ha necessità di  un buon periodo IN DIPENDENZA… della mamma, del papà. Non ci può essere l’INDIPENDENZA se non c’è stata una fase IN- DIPENDENZA.

Che obiettivi ti sei posta?

La solitudine che vivono le madri con bimbi piccoli nelle grandi città  è una realtà che non possiamo fingere di non vedere. Le numerose ricerche  sul tema della maternità ci dicono quanto le donne hanno bisogno di confrontarsi e di sentirsi appoggiate nel loro percorso di acquisizione del ruolo materno, le iniziative della scuola del portare, come quella in autunno della passeggiata nei boschi, in cui è stato possibile dormire insieme, cucinare insieme  e condividere la quotidianità offrendosi aiuto reciproco, dove i bimbi erano di tutti, come quella dell’apprendimento di tecniche semplici, ma complesse come le legature,  permettono di riunirsi fisicamente, parlare e guardarsi in viso, darsi un aiuto concreto. Oggi le mamme sentono la mancanza del clan, della famiglia allargata, di quel sapere che non si insegna ma semplicemente si vive e si fa proprio. Nei piccoli paesi a volte è ancora presente questa rete sociale e la maternità e la natura vengono vissute in modo diverso rispetto alla città. Con la Scuola del Portare, attraverso la costruzione di una rete mamme e di persone competenti, formate e qualificate, con le attività e le condivisioni, il mio obiettivo più caro, è rispondere al bisogno di rete e di sostegno reciproco, mettendo la mia passione e le mie conoscenze profonde sul tema del contatto a servizio di questo.

Come vuoi salutare i nostri lettori?

Con i migliori auguri di vita e con una frase che penso debba accompagnarci sempre: “Non abbiamo ricevuto in dono il mondo dai nostri genitori, ma in prestito dai nostri figli”.