Dicono… le mamme!


Ho saputo della possibilità di portare i bambini con la fascia durante il corso di preparazione al parto. Da subito ne sono rimasta affascinata. Si vedono talvolta in tv o sui giornali donne di altri paesi che portano i bambini in questo modo, ma mai noi donne occidentali pensiamo di poterlo utilizzare, forse perché lo sentiamo come un metodo distante da noi, dalle nostre abitudini e perché sottovalutiamo l’importanza del contatto madre-figlio. Sono una persona molto razionale, poco istintiva e passionale e ciò mi faceva sentire in difficoltà anche con mia figlia per chè non riuscivo ad entrare in contatto con lei. Volevo un rapporto sincero con mia figlia, fondato sul sentire, sull’emozione e la fascia mi è sembrata un buon aiuto per arrivare ciò. Così l’ho provata. Appena l’ho indossata è stata un’emozione fortissima. Antonella, che mi ha insegnato a portarla, mi aveva anticipato che avrei avuto la sensazione di avere di nuovo la pancia e così è stato. L’emozione è stata tanto intensa al punto che le ho detto: “mi viene da piangere!”.

L’ho subito mostrata a mio marito ed abbiamo iniziato ad usarla entrambi tutti i giorni.

La troviamo fondamentale e ne parliamo con grande entusiasmo a tutti.

Appena la mettiamo la bimba nella fascia, la piccola si addormenta per ore e sembra proprio che si trovi benissimo, che si senta al sicuro, nella pace e nella tanquillità e questa sensazione si trasmette anche a me. Prima di usare la fascia, mia figlia piangeva spesso e io mi sentivo tanto distante da lei perché non sapevo capirla. Da quando uso la fascia, anche quando non si trova nella fascia, la vedo più tranquilla e io sono meno tesa anche nei momenti più difficili perché i momenti felici trascorsi nella fascia si ripercuotono nel resto della giornata. La fascia ci ha aiutato sia per quando la usiamo sia per quando non la usiamo! E se ne sono accorte anche le persone intorno a me.

Andare in giro con la fascia è comodo e pratico ma soprattutto è emozionante: mette di buon umore me che la indosso e la gente che mi vede e, ne sono sicura, la mia bambina.

Una delle cose più diverteni è la reazione della gente: molti pensano che abbia la pancia e solo dopo un po’ si rendono conto che c’è un bambino e mi gurdano stupiti, inteneriti e con uno sguard di approvazione. In tanti mi sorridono, mi fermano e mi fanno domande: “Ma l’ha inventata lei questa cosa?” oppure “Ma non ha caldo lì dentro?”, “Che bello! E certo ch lì sta bene!”…

Posso dire che sia una delle esperienze più significative della mia vita perché mi ha aiutato ad amare e a capire mia figlia e sono sicura che questo aiuterà lei nella sua vita.

 

dal lavoro di Certificazione di Alessia Rossetti e Nadia Laurendi

Nora

Nora è nata il 14 Febbraio. Un mese prima rispetto alla data presunta del parto. Indispettita per la data scelta da mia figlia ma soprattutto indispettita perché doveva ancora nascere e già mi aveva fregato! Comunque, questa bimba di neanche 2,7 Kg è rimasta in ospedale per due settimane dopo la sua nascita per i valori della bilirubina troppo alti. Attendevo con impazienza la sua dimissione perché volevo comprare la fascia e per fare questo avevo bisogno di lei e provare le varie tipologie in commercio. Abbiamo preso la fascia lunga Hoppediz felice io, felice il padre. In realtà non ricordo la prima volta che l’ho usata, le emozioni e le prime volte sono state così tante che si sono spesso accavallate; quel che ricordo, però è che l’ho amata da subito! Dicevo che non ricordo la prima volta che l’ho usata ma ricordo una delle prime volte. Andai in ospedale per la visita neonatologica ad una settimana dalle dimissioni di Nora. La pediatra mi guardò stupita e sorridente mentre mettevo mia figlia nella fascia. Mi fece i complimenti perché la bimba, così sistemata era ben sostenuta nella sua corretta posizione naturale: pediatra illuminata! Portare coccola i bambini, li calma, li fa stare buoni ma ora, con i miei pochi mesi di esperienza, posso affermare che portare è una coccola anche per me che sono mamma!

 

dal lavoro di Certificazione di Alessia Rossetti e Nadia Laurendi

Federico
Nonostante avessi letto e visto molti video su come mettere una fascia, mi decisi a provare solo dopo un mese dalla nascita del mio bambino. Mio marito fu il primo a portare nostro figlio, ricordo ancora il timore che prendesse freddo uscendo di casa. Io ci provai pochi giorni dopo, ma non mi attentai a uscire. Avevo paura perché non sapevo come avrei dovuto vestirmi e vestirlo, era così piccolo, era novembre e non volevo che prendesse freddo. Puntualmente ogni volta che uscivamo con l’ovetto o la carrozzina Federico dopo poco piangeva e io dovevo scappare a casa per allattarlo. Non sapevo come allattare in fascia, la posizione a culla con la fascia ad anelli non mi riusciva e lui mangiava praticamente di continuo. Inoltre volevo che la poppata fosse un momento di tranquillità e allattare in fascia i primi mesi non mi sembrava appropriato. Quindi usavo la fascia principalmente in casa, qualche volta, per tenerlo addosso mentre dormiva. Era molto piacevole sentire il suo respiro sul mio petto, sentirlo vicino vicino a me e nello stesso tempo poter fare qualunque cosa in libertà, senza avere paura di fargli male o svegliarlo, con le mani libere. Ricordo una delle prime volte che uscii con Federico nella fascia da sola. Dovetti correre dalla pediatra per un controllo veloce, mi infilai la fascia al volo, lo misi dentro che stava dormendo e letteralmente corsi da lei. Mi sentivo un po’ a disagio per strada, gli occhi puntati addosso, mi sentivo strana. Una signora vedendomi passare con il bimbo al petto disse alla figlia: “però guarda quello come sta comodo”. Mi sentii subito più tranquilla. Da allora non ho fatto altro che ricevere complimenti da tutti sia per il mio bimbo sia per il fatto che lo tenevo stretto stretto al cuore. Tutto cambiò quando a gennaio mi regalarono una copertina per portare. Finalmente mi sentivo serena, potevo uscire senza dover infagottare il bimbo. Da quel momento ho iniziato a usare la fascia per uscire, andare a passeggio e soprattutto prendere i mezzi pubblici. Federico spesso si addormentava non appena uscivamo, anche se si era da poco svegliato. Per me era una pacchia. Alternavo passeggino a fascia a seconda di dove dovevo andare e cosa dovevo fare. In casa invece faticavo a portarlo. Lui amava essere portato in giro per la casa a vedere le cose, e in fascia non ce lo mettevo. Provavo a usarla per addormentarlo ma mi innervosivo spesso perché lui iniziava a piangere disperato, e io non resistevo. Sapevo di dover aspettare almeno dieci minuti, ma per me erano troppo lunghi, non sapevo se piangeva perché non voleva stare in fascia, se piangeva perché stava per addormentarsi o se aveva qualche disturbo. Quando Federico ha compiuto sei mesi ho provato a metterlo sul fianco con la fascia lunga. A mio figlio piacque subito molto la posizione tanto che si addormentò non appena lo misi dentro la prima volta. Contattai quindi una consulente della scuola del portare che mi insegnò per prima cosa a portare sul fianco, sia con la fascia lunga che con una fascia corta. Mi allenai quindi con la legatura sul fianco, anche se spesso Federico si agitava e non mi permetteva di fare la legatura e io mi innervosivo. Non mi sono data per vinta, ogni volta che avevo voglia provavo a usare la fascia sul fianco o anche davanti. C’erano giorni in cui proprio non ne voleva sapere di essere portato, altri invece dove tutto veniva più facile. Devo confessare che a volte ero io che non volevo portarlo. Proprio perché lo avevo avuto addosso tutta la notte e stava in braccio tutto il giorno sentivo a volte l’esigenza di stare un po’ da sola. Allora lo mettevo nel passeggino. Provai di nuovo a metterlo sulla schiena con la fascia lunga, ma non mi sentivo pronta. Anche con il mei tai avevo un po’ di difficoltà e lo usavo per portare davanti.Continuai a provare a metterlo sulla schiena durante tutta l’estate, ma lui sembrava non amare troppo quella posizione. Piangeva tanto e io non riuscivo a legarlo bene con la fascia lunga. Non sapevo bene come caricarlo, e anche con il mei tai ero in difficoltà. Da quando poi cominciò a gattonare in fascia proprio non ci voleva più stare. Per uscire usavo il passeggino o lo mettevo sul fianco, ma sulla schiena proprio non riuscivo. Ma anche questa volta non mi diedi per vinta e continuai a provare. Mi ci vollero mesi di prove.A volte lo caricavo mentre dormiva così riuscivo a provare la legatura. Ero un po’ afflitta perché mi sarebbe tanto voluto portarlo sulla schiena, farlo addormentare e mi dispiaceva un po’ non poterlo più portare. Forse ho iniziato troppo tardi a metterlo sulla schiena, non so. Però alla fine ci sono riuscita.Il mei tai mi ha aiutato tantissimo per abituarmi e per abituarlo a stare sulla schiena. Adesso Federico ha 20 mesi in casa non porto praticamente più, ormai Federico cammina e vuole dormire nel suo letto. Lo porto solo fuori ma mi va bene così. Mi piacerebbe portarlo di più, riuscire ad addormentarlo sulla schiena e tenerlo addosso per tante ore come facevo i mesi scorsi. Mi manca il contatto continuo e mi sembra che a volte manchi pure a lui. Mi rendo però conto che il tempo passa e che lui sta crescendo ha sempre più bisogno di muoversi e di essere autonomo e di avere i suoi spazi. Penso che avere portato e continuare a portare mio figlio nonostante le difficoltà abbia aiutato soprattutto lui a essere più sereno e sicuro di sé. Lo vedo un bimbo socievole e per niente mammone, nonostante voglia stare con me praticamente sempre. Federico inoltre ama molto stare sulla schiena di papà, e addormentarsi mentre lui passeggia e gli canta una canzone.

 

dal lavoro di Certificazione di Alessia Rossetti e Nadia Laurendi

Matteo

Da prima ancora di rimanere incinta ho sempre pensato che, una volta mamma, avrei usato la fascia porta bebè, ho sempre guardato con molta curiosità ed attrazione alle mamme africane che avevano i loro bimbi addosso e volevo essere come loro. Poi, intorno al V° mese di gravidanza una cugina, sotto consiglio di mia madre, decide di regalarmi un marsupio della Chicco e così, per non spendere altri soldi decido a malincuore di usare quello anziché la fascia. Questo fino a quando non è nato Matteo. Provo a metterlo da subito nel marsupio ma all’inizio ci sciacqua, ci riprovo dopo un po’ e ciondola troppo, è ovviamente troppo distante dal mio corpo ma lo capisco solo dopo, ci riprovo ancora verso il mese e mezzo di vita ma avendo sfornato un vitello (pesava già oltre i 6 kg!) per fare 100 metri mi impicco, mi distruggo la schiena, sudiamo come beduini e lui si divincola come un animaletto. Insomma capisco che il marsupio era meglio cambiarlo da subito con un altro pensiero. Allora decido di documentarmi un po’ sul web e approdo al Mai Tai. Iniziamo a due mesi e mezzo e quasi 8 kg di Matteo ed oggi, 14 mesi superati, siamo ancora fascia dipendenti! E’ stato amore a prima vista, per lui e per me. Perché Matteo è un bambino, da sempre, ad alta richiesta di contatto. Lo avevo in braccio sempre, non facevo altro che averlo in braccio, notte e giorno. In più combatteva il sonno e si disperava. Con il mei tai ha scoperto il piacere ad addormentarsi, facevamo lunghe passeggiate e lui dormiva, dormiva… Ed io non avevo alcun dolore o fastidio nel portarmi quegli 8 kg che aumentavano a dismisura addosso, ma solo tanto tanto piacere. Avevo trovato finalmente il modo per tranquillizzare mio figlio. Il papà è rimasto da subito molto colpito dall’effetto benevolo di questa antica pratica, ma riteneva che fosse una cosa solo mia e di Matteo, fino a che a settembre, 6 mesi del nanetto, non ha avuto un brutto incidente con lo scooter che lo ha costretto a mesi e mesi di immobilizzazione al braccio destro. A quel punto prenderlo non gli era più possibile e l’unico modo per averlo accoccolato a se era portarlo… con un Manduca però, perché i nodi non riusciva a farli
Insomma siamo poi passati dal davanti alla schiena e ci piace tanto, a tutti e tre.

 

dal lavoro di Certificazione di Alessia Rossetti e Nadia Laurendi

Sofia e Guglielmo

Devo ammettere che quello che mi ha inizialmente attratto del portare è stato l’aspetto pratico, l’idea di poter avere le mani libere per poter gestire la bambina “grande”, per non doverle sottrarre tempo ed attenzione più dello stretto necessario…questo mi fa sorridere perché è come se in prima battuta l’idea di portare addosso il piccolo in arrivo fosse un modo comodo per “mimetizzarlo”, per minimizzare il suo ingombro, la sua presenza , la sua intrusione tra me e Sofia. contemporaneamente, inoltrandomi in questo mondo affascinante, mi dispiacevo di aver perso con lei, per ignoranza, quest’occasione di meraviglioso contatto che andavo scoprendo avere anche un fortissimo valore relazionale ed affettivo per la mamma ed il bambino che andava ben oltre la praticità dei supporti in sé. la scorsa estate è stata torrida ed io soffro tantissimo il caldo quindi la fascia elastica, bellissima e comodissima, è rimasta nell’armadio dopo la prima prova e la constatazione che non potevo proprio tollerare il calore di tutta quella stoffa addosso e così pure è stato per la sua sorella rigida…per tutta l’estate e fino all’arrivo dell’autunno la fascia ad anelli è stata la nostra compagna quotidiana, usata pancia a pancia prima con le gambine dentro poi pian piano fuori verso i 3 mesi fino a spostare il piccolo sempre più sul fianco intorno ai 4-5 mesi. Guglielmo sembrava felicissimo di starci, sia che dormisse sia che andassimo a spasso sia che fossimo in casa giocando con la sorellina proprio come avevo tante volte immaginato durane la gravidanza…solo che averlo addosso non era affatto un modo per “dimenticarsi” di lui e fare come se non ci fosse, ma un dolcissimo sistema d’includerlo e coinvolgerlo creando una nuova armonia polifonica cui si era aggiunta una nuova linea melodica a rendere il suono del gioco di vivere pi˘ bello e ricco e completo! Quest’esperienza mi ha sorpreso e affascinato, non l’avrei mai prevista come una cosa tanto naturale, coinvolgente ed intensa, fatta di pelle, di respiro, di abbracci, di comunicazione silenziosa, simbolo e collante di un legame solido, viscerale ed al tempo stesso morbido e fluido proprio come i nodi, gli incroci, i drappeggi della stoffa che lo accoglie, lo rafforza e lo contiene.

 

dal lavoro di Certificazione di Alessia Rossetti e Nadia Laurendi

Valerio

scelta la fascia come metodo per portare fin da subito (dopo 15gg dalla nascita), dopo aver organizzato la borsa del cambio e tutto il necessario per stare fuori finché si voleva, una volta sistemati si chiudeva la porta di casa e via giù per gli scalini, canticchiando, pronti ad affrontare la giornata. Non si sapeva mai dove si sarebbe finiti: a fare la spesa all’alimentari sotto casa, a trovare Nadia da Mimmi Duu, in posta, in farmacia o semplicemente a passeggio. Oppure ci si trasferiva in macchina e poco dopo di nuovo con la fascia al parco, al centro commerciale… Insomma, si stava sempre in giro! I primi mesi non ci metteva molto ad arrivare il sonno, bastava fare pochi passi. E per quanto tempo poi, certe dormite! Non è che siano mancate mai a dire il vero, anche a casa, senza fascia. Non ci sono state coliche, nottate in bianco o pianti dettati dal bisogno di contatto. Verso il quarto mese è cambiata la posizione: da davanti al fianco. E il cambiamento c’è stato anche sotto altri aspetti. Meno sonno, più interazione, osservazione di ogni movimento (le chiavi nella serratura che girano, la tazzina di caffè dal banco del bar alla bocca), possibilità di vivere il mondo vis-à-vis, dall’alto, dal punto di vista dell’adulto. E tutto senza perdere il dolce dondolio dei passi, il calore del contatto materno. Addirittura anche al corso di Musicoterapia con Maria Laura si inizia con la fascia! Tempo altri tre mesi e le cose sono cambiate ancora. Che bello vivere, è un continuo imparare cose nuove! Nuova la posizione, nuovi i movimenti ed anche il metodo: è stata abbandonata la fascia per il Bondolino, ma per il resto nulla è cambiato.

 

Mamma Lucia

Ho fatto il corso per portare perché la carrozzina che ci hanno regalato pesa troppo per fare il piano di scale che ci separa dal suolo e cosi’ ho deciso di provare. Mi aspettavo di usarla qualche volta per uscire quando non c’era mio marito e invece… non solo la usiamo praticamente sempre quando usciamo anche insieme, ma visto che appena ci ficco dentro  il pupo lui si addormenta… la uso tutte le volte in cui e’ nervosetto e non riesco a fargli prendere sonno in altro modo :-)

A mio avviso i vantaggi della fascia sono: libertà di movimento (in caso di marciapiedi occupati, passaggi stretti, scalini…), mani libere, possibilità di utilizzo di un ombrello se piove, possibilità di fare  una gran varietà di lavori domestici; contatto strettissimo, assoluto col pargolo, sentire ogni suo respiro, percepire prima di lui quando si sta per svegliare, tanti modi diversi per attorcigliarcisi a seconda dell’eta’ del cucciolo, della situazione, della preferenza… Puo’ essere usata dalla nascita perche’ puo’ sostenere bene la schiena.

Ha vantaggi per me inattesi come il fatto di calmarlo, farlo dormire.

Sconsigliata se siete timidi, anche in giro per una citta’ come Roma la gente ti ferma e ti chiede “Ma… respira?” ed e’ raro passare inosservati. Io non mi ritengo ne’ troppo timida ne’ esibizionista ma in certi casi e’ veramente difficile “fare l’indifferente”

Consigliata:

- alle nostalgiche della pancia (e ai papa’ che vogliono provare l’ebbrezza)

- alle fanatiche dei gioielli: avrete una collana preziosissima :-)

 

quindi… buona fascia a tutti!