Dicono… i papà!


Come papà ho trovato la fascia uno strumento essenziale nel rapporto con mia figlia perché mi ha dato un maggiore senso di partecipazione ed una maggiore interazione con la bambina in quella fase in cui il rapporto privilegiato è con la madre. Con la fascia invece il papaà partecipa in un modo unico e speciale, anche fisicamente, sentendosi addosso la bambina.12049038_10153571333298444_994852472_n
I primi giorni con la bamibina sono stati piuttosto difficili ma quando siamo ricorsi alla fascia ho riscontrato una grande tranquillità sia nella bambina sia in me genitore, aiutandomi a superare la precarietà iniziale e a conoscere meglio la bambina.
E poi c’è l’aspetto divertente: quello di sembrare “un uomo in stato interessante”! Se mia moglie desta curiosità e tenerezza in chi la vede e viene spesso scambiata per una donna incinta, io sono l’oggetto di sguardi stupiti, meravigliati e di grande approvazione pa parte di uomini e donne, anziani e bambini, guadagnandomi il sorriso di tutti e ricambiando a mia volta con un sorriso, una chiacchiera, una battuta…la fascia aiuta anche a vivere meglio e a portare la pace e il buon umore tra la gente. Se di fronte ad un bambino chiunque si intenerisce, di fronte ad un bambino stretto nella fascia al suo papà non si può che vivere un momento di grande gioia!

 

dal lavoro di Certificazione di Alessia Rossetti e Nadia Laurendi

Diego ed Elide

Per un papà di gemelli non c’è molta scelta: bisogna collaborare. Ebbene si, devi renderti utile: con una compagna che ha (fortunatamente) deciso di allattare al seno i piccoli devi necessariamente, oltre a mandare avanti la baracca andando tutti i giorni a lavorare, badare alle incombenze giornaliere di casa, ad intrattenere i marmocchi mentre fanno la fila per la sisa. Così, dopo esserti reso conto che è utopico immaginare che i due stiano nella carrozzina a trastullarsi in autonomia per tre ore, e dopo aver realizzato che con una sola mano libera concludi poco, inizi, per necessità, ad avvicinarti alla fascia. “Diego ha fatto il ruttino, ma se lo metto nel cuscino o in carrozzina fra 10 minuti si sveglia, ed io sto allattando Elide, come faccio?” – “Mah, dammelo a me, provo a metterlo in fascia, così intanto sistemo…”. E vai con i piatti da lavare: scorre l’acqua, rumore di stoviglie, movimento, e Diego non si sveglia… carichi la lavatrice, e Diego se la dorme… allora provi a rifare il letto: ti devi chinare, gli pende la testa, dà segni di irrequietezza, quindi vai con un bacino in fronte, alzi la fascia ad avvolgere il testone, non esageri nei movimenti, ci metti quei cinque minuti in più ma il letto è fatto!!! E Dieguito? Ronfa. Allora proseguiamo: cucini, prepari l’insalata, “è pronto cara, vieni a tavola”, “e tu come fai?” “Diego sta tranquillo in fascia, faccio un po’ attenzione…” – e qui ammetto che una fogliolina di insalata e qualche briciola di pane in testa gli è finita… -. Però la cena, insieme, è andata!! E tutto merito della fascia!! Ah, che bello, chi l’avrebbe mai detto!!! A questo punto, assodata la praticità della fascia e la sicurezza che infonde ai pargoletti – nonché la sicurezza che infonde a te stesso nel non dover scarrozzare bimbi urlanti a passo sostenuto verso casa -, raccogli gli inviti (suppliche?) di lei, che non esce da un mese, e vai a fare un aperitivo: “Io però porto Elide in carrozzina” dice lei, e liquidi tutto con un “peggio per te, io vado di fascia, vedrai che Elide piange e dovrai attaccarla”. Come volevasi dimostrare, all’enoteca piange Elide, la fa ciucciare al seno, di nuovo in carrozzina e (ovviamente) riattacca a frignare sulla via del ritorno. Morale della serata: fascia batte carrozzina, due a zero secco. E poi, vuoi mettere quanto fa figo andare in giro in fascia per il quartiere? Occhiali da sole, spalle alte (sennò la fascia pesa!!!), faccia soddisfatta da chi sta un pezzo avanti agli altri: tu, lei e loro, tutti ti guardano e ti sorridono, e ti apostrofano “anvedi i gemelli!! E anvedì ‘ndo stanno messi. Nooohhh….”. Un giorno esci da solo per andare dal medico di famiglia, zoppicante dopo un match a calcetto, e una ragazza si ferma con la macchina e ti fa due foto: il dubbio è lecito, sei te o sarà la fascia? Dopo l’esito della sfilata dell’altro giorno, e dell’ammirazione che tutta la famiglia ha
suscitato per il quartiere, capisci che non sei te, è lei, la fascia, e quella testolina che da lì spunta. Qualche giorno dopo, una volta che ti sei impratichito, che hai scoperto che mettere la fascia permette, dal punto di vista meramente pratico, di tornare a poter utilizzare due mani, la tua condizione di papà di gemelli, di “due contro due adulti vs. bambini” perenne, ti porta a spingerti oltre, in quella situazione temuta da ogni neopapà: il bimbo che piange. Pupo cambiato, pupo allattato, pupo frignone, va dentro la fascia!! Continua a frignare, lo dondoli un po’, lui ti guarda negli occhi dal basso verso l’alto, sbatte un paio di volte le palpebre, cambia l’espressione e si accomoda sul tuo petto. E piano piano, si lascia cullare dai tuoi movimenti. E sta. Quieto. Tuo figlio si è abbandonato addosso a te, papà. Papà, sei riuscito ad infondere sicurezza in tuo figlio. Papà, tu non dài cibo, tu non hai la sisa, tuo figlio ti ha accettato per quello che gli hai saputo trasmettere, ti rendi conto? Si, è vero!! Sa che ci sono anche io!! Ha capito chi sono!! Questo fa la fascia: aiuta un padre a sentirsi partecipe, dà soddisfazioni, ti fa pensare che “si, sto facendo bene, posso badare a te, piccolo mio”. E portandolo in fascia, stai dicendo al bambino “Siamo in due, non c’è solo mamma”. Pensi che è presto perché il pargolo lo capisca a parole? Diglielo portandolo.