Racconti e testimonianze di chi ha portato o è stato portato

Nora è nata il 14 Febbraio. Un mese prima rispetto alla data presunta del parto. Indispettita per la data scelta da mia figlia ma soprattutto indispettita perché doveva ancora nascere e già mi aveva fregato! Comunque, questa bimba di neanche 2,7 Kg è rimasta in ospedale per due settimane dopo la sua nascita per i valori della bilirubina troppo alti. Attendevo con impazienza la sua dimissione perché volevo comprare la fascia e per fare questo avevo bisogno di lei e provare le varie tipologie in commercio. Abbiamo preso la fascia lunga Hoppediz felice io, felice il padre. In realtà non ricordo la prima volta che l’ho usata, le emozioni e le prime volte sono state così tante che si sono spesso accavallate; quel che ricordo, però è che l’ho amata da subito! Dicevo che non ricordo la prima volta che l’ho usata ma ricordo una delle prime volte. Andai in ospedale per la visita neonatologica ad una settimana dalle dimissioni di Nora. La pediatra mi guardò stupita e sorridente mentre mettevo mia figlia nella fascia. Mi fece i complimenti perché la bimba, così sistemata era ben sostenuta nella sua corretta posizione naturale: pediatra illuminata! Portare coccola i bambini, li calma, li fa stare buoni ma ora, con i miei pochi mesi di esperienza, posso affermare che portare è una coccola anche per me che sono mamma!

NoraMamma

Scelta la fascia come metodo per portare fin da subito (dopo 15gg dalla nascita), dopo aver organizzato la borsa del cambio e tutto il necessario per stare fuori finché si voleva, una volta sistemati si chiudeva la porta di casa e via giù per gli scalini, canticchiando, pronti ad affrontare la giornata. Non si sapeva mai dove si sarebbe finiti: a fare la spesa all’alimentari sotto casa, a trovare Nadia da Mimmi Duu, in posta, in farmacia o semplicemente a passeggio. Oppure ci si trasferiva in macchina e poco dopo di nuovo con la fascia al parco, al centro commerciale… Insomma, si stava sempre in giro! I primi mesi non ci metteva molto ad arrivare il sonno, bastava fare pochi passi. E per quanto tempo poi, certe dormite! Non è che siano mancate mai a dire il vero, anche a casa, senza fascia. Non ci sono state coliche, nottate in bianco o pianti dettati dal bisogno di contatto. Verso il quarto mese è cambiata la posizione: da davanti al fianco. E il cambiamento c’è stato anche sotto altri aspetti. Meno sonno, più interazione, osservazione di ogni movimento (le chiavi nella serratura che girano, la tazzina di caffè dal banco del bar alla bocca), possibilità di vivere il mondo vis-à-vis, dall’alto, dal punto di vista dell’adulto. E tutto senza perdere il dolce dondolio dei passi, il calore del contatto materno. Addirittura anche al corso di Musicoterapia con Maria Laura si inizia con la fascia! Tempo altri tre mesi e le cose sono cambiate ancora. Che bello vivere, è un continuo imparare cose nuove! Nuova la posizione, nuovi i movimenti ed anche il metodo: è stata abbandonata la fascia per il Bondolino, ma per il resto nulla è cambiato.

ValerioFiglio

Ho fatto il corso per portare perché la carrozzina che ci hanno regalato pesa troppo per fare il piano di scale che ci separa dal suolo e cosi’ ho deciso di provare. Mi aspettavo di usarla qualche volta per uscire quando non c’era mio marito e invece… non solo la usiamo praticamente sempre quando usciamo anche insieme, ma visto che appena ci ficco dentro  il pupo lui si addormenta… la uso tutte le volte in cui e’ nervosetto e non riesco a fargli prendere sonno in altro modo 🙂

A mio avviso i vantaggi della fascia sono: libertà di movimento (in caso di marciapiedi occupati, passaggi stretti, scalini…), mani libere, possibilità di utilizzo di un ombrello se piove, possibilità di fare  una gran varietà di lavori domestici; contatto strettissimo, assoluto col pargolo, sentire ogni suo respiro, percepire prima di lui quando si sta per svegliare, tanti modi diversi per attorcigliarcisi a seconda dell’eta’ del cucciolo, della situazione, della preferenza… Puo’ essere usata dalla nascita perche’ puo’ sostenere bene la schiena.

Ha vantaggi per me inattesi come il fatto di calmarlo, farlo dormire.

Sconsigliata se siete timidi, anche in giro per una citta’ come Roma la gente ti ferma e ti chiede “Ma… respira?” ed e’ raro passare inosservati. Io non mi ritengo ne’ troppo timida ne’ esibizionista ma in certi casi e’ veramente difficile “fare l’indifferente”

Consigliata:

– alle nostalgiche della pancia (e ai papa’ che vogliono provare l’ebbrezza)

– alle fanatiche dei gioielli: avrete una collana preziosissima 🙂

quindi… buona fascia a tutti!

LuciaMamma

Devo ammettere che quello che mi ha inizialmente attratto del portare è stato l’aspetto pratico, l’idea di poter avere le mani libere per poter gestire la bambina “grande”, per non doverle sottrarre tempo ed attenzione più dello stretto necessario…questo mi fa sorridere perché è come se in prima battuta l’idea di portare addosso il piccolo in arrivo fosse un modo comodo per “mimetizzarlo”, per minimizzare il suo ingombro, la sua presenza , la sua intrusione tra me e Sofia. contemporaneamente, inoltrandomi in questo mondo affascinante, mi dispiacevo di aver perso con lei, per ignoranza, quest’occasione di meraviglioso contatto che andavo scoprendo avere anche un fortissimo valore relazionale ed affettivo per la mamma ed il bambino che andava ben oltre la praticità dei supporti in sé. la scorsa estate è stata torrida ed io soffro tantissimo il caldo quindi la fascia elastica, bellissima e comodissima, è rimasta nell’armadio dopo la prima prova e la constatazione che non potevo proprio tollerare il calore di tutta quella stoffa addosso e così pure è stato per la sua sorella rigida…per tutta l’estate e fino all’arrivo dell’autunno la fascia ad anelli è stata la nostra compagna quotidiana, usata pancia a pancia prima con le gambine dentro poi pian piano fuori verso i 3 mesi fino a spostare il piccolo sempre più sul fianco intorno ai 4-5 mesi. Guglielmo sembrava felicissimo di starci, sia che dormisse sia che andassimo a spasso sia che fossimo in casa giocando con la sorellina proprio come avevo tante volte immaginato durane la gravidanza…solo che averlo addosso non era affatto un modo per “dimenticarsi” di lui e fare come se non ci fosse, ma un dolcissimo sistema d’includerlo e coinvolgerlo creando una nuova armonia polifonica cui si era aggiunta una nuova linea melodica a rendere il suono del gioco di vivere pi˘ bello e ricco e completo! Quest’esperienza mi ha sorpreso e affascinato, non l’avrei mai prevista come una cosa tanto naturale, coinvolgente ed intensa, fatta di pelle, di respiro, di abbracci, di comunicazione silenziosa, simbolo e collante di un legame solido, viscerale ed al tempo stesso morbido e fluido proprio come i nodi, gli incroci, i drappeggi della stoffa che lo accoglie, lo rafforza e lo contiene.

Sofia e GuglielmoFigli

Ho saputo della possibilità di portare i bambini con la fascia durante il corso di preparazione al parto. Da subito ne sono rimasta affascinata. Si vedono talvolta in tv o sui giornali donne di altri paesi che portano i bambini in questo modo, ma mai noi donne occidentali pensiamo di poterlo utilizzare, forse perché lo sentiamo come un metodo distante da noi, dalle nostre abitudini e perché sottovalutiamo l’importanza del contatto madre-figlio. Sono una persona molto razionale, poco istintiva e passionale e ciò mi faceva sentire in difficoltà anche con mia figlia per chè non riuscivo ad entrare in contatto con lei. Volevo un rapporto sincero con mia figlia, fondato sul sentire, sull’emozione e la fascia mi è sembrata un buon aiuto per arrivare ciò. Così l’ho provata. Appena l’ho indossata è stata un’emozione fortissima. Antonella, che mi ha insegnato a portarla, mi aveva anticipato che avrei avuto la sensazione di avere di nuovo la pancia e così è stato. L’emozione è stata tanto intensa al punto che le ho detto: “mi viene da piangere!”.

L’ho subito mostrata a mio marito ed abbiamo iniziato ad usarla entrambi tutti i giorni.

La troviamo fondamentale e ne parliamo con grande entusiasmo a tutti.

Appena la mettiamo la bimba nella fascia, la piccola si addormenta per ore e sembra proprio che si trovi benissimo, che si senta al sicuro, nella pace e nella tanquillità e questa sensazione si trasmette anche a me. Prima di usare la fascia, mia figlia piangeva spesso e io mi sentivo tanto distante da lei perché non sapevo capirla. Da quando uso la fascia, anche quando non si trova nella fascia, la vedo più tranquilla e io sono meno tesa anche nei momenti più difficili perché i momenti felici trascorsi nella fascia si ripercuotono nel resto della giornata. La fascia ci ha aiutato sia per quando la usiamo sia per quando non la usiamo! E se ne sono accorte anche le persone intorno a me.

Andare in giro con la fascia è comodo e pratico ma soprattutto è emozionante: mette di buon umore me che la indosso e la gente che mi vede e, ne sono sicura, la mia bambina.

Una delle cose più diverteni è la reazione della gente: molti pensano che abbia la pancia e solo dopo un po’ si rendono conto che c’è un bambino e mi gurdano stupiti, inteneriti e con uno sguard di approvazione. In tanti mi sorridono, mi fermano e mi fanno domande: “Ma l’ha inventata lei questa cosa?” oppure “Ma non ha caldo lì dentro?”, “Che bello! E certo ch lì sta bene!”…

Posso dire che sia una delle esperienze più significative della mia vita perché mi ha aiutato ad amare e a capire mia figlia e sono sicura che questo aiuterà lei nella sua vita.

Alessia Rossetti e Nadia LaurendiMamma

Alessio è nato 1 mese fa. Ti ho prestato la fascia elastica quando ancora eri incinta, ma ti rifiuti di usarla.

“Se lo metto li dentro non vorrà mai più stare giù!”

“L’hai visto mio figlio? Ti sembra mammone?”

“No, ma io quella roba lì non la uso”

Passa qualche altro giorno e tu sei stanca, Alessio piange molto e dorme poco, chiedi aiuto. Sono le 8, ho appena lasciato i bimbi all’asilo. Chiamo al lavoro, dico che ho un imprevisto, arrivo tardi. E vengo da te.

Vi trovo in lacrime, tutti e tre, mamma e bimbi. Consolo il grande e gli propongo un gioco, e ti chiedo se il piccolo ha fame. Domanda scema, lo so, e sto ad ascoltare il tuo sfogo di mamma stanca. Bisogna trovare una soluzione per farti riposare un attimo. Vado a fare una passeggiata con i bimbi.

“Ma come fai con tutti e due?”

“Hai ancora la mia fascia?”

“Boh si, nell’armadio, vai a vedere…”

Pronti, via! Mi ricordo ancora bene come si lega un neonatino!

Giusto il tempo di sistemarlo nella fascia e Alessio sta dormendo. Che sensazione strana. Ho portato mio figlio, ma non era così. Alessio non è mio. Lui non conosce la mia voce, ma non ha mai sentito il battito del mio cuore o il mio respiro, eppure dorme beato. Ed è solo la prima di tante altre volte.

Alessio ora ha un anno, in famiglia l’hanno portato tutti, compresa te, la sua splendida amorevole mamma. Ma la zia è ancora felice di fargli fare un giretto in groppa di tanto in tanto, quando mamma e papà non sono disponibili.

Zia

Caro mei tai, da 2 settimane la mamma è dovuta tornare in un posto molto carino che lei chiama “lavoro”, un posto dove di solito vanno i grandi e dove non c’è posto per noi bimbi. Io invece sto andando con lei: incontro un sacco di gente che mi parla e ride e scherza con me ed io rispondo con grandi sorrisi a chi mi è simpatico, con sguardi seri a chi non mi piace oppure appoggio il viso sul petto della mamma se qualcuno mi fa paura o c’Ëèun rumore forte o un odore cattivo…lì c’è profumo di latte e calore e suoni soffusi che mi ricordano quando ero nella pancia e mi fanno stare bene! posso ciucciare quando voglio come quando siamo a casa nostra, dormire abbracciato alla mamma, giocare con lei…e sto pure imparando un sacco di cose su dei divertenti cosi pieni di carta frusciante che lei chiama “libri”, che vorrei mangiare ma che posso solo toccare piano piano, dice lei… prima o poi però quando non guarda devo proprio assaggiarne uno! e su strane bevande colorate, d’oro e rubino i colori del sole, che piacciono tanto ai grandi…forse perché crescendo devono aver dimenticato che la cosa più buona del mondo, bianco come la luna, è il latte alla spina della mamma!!! insomma grazie ancora caro mei tai, questa cosa del lavorare mi piace e mi sa che è merito tuo se la mamma non ha dovuto lasciarmi, se siamo entrambi sereni perché se stiamo insieme i cambiamenti sembrano più dolci e naturali e se le nostre giornate, anche se un po’ più stancanti, sono lievi, coccolose e divertenti!

dal lavoro di certificazione di Alessia Rossetti e Nadia Laurendi

GuglielmoFiglio

Ciao papà,
fino ad oggi la mamma mi ha tenuta stretta stretta a sé, ho goduto del suo profumo, del suo calore, mi sono lasciata cullare dal suo respiro e dal battito del suo cuore. Conosco la tua voce, papà, da molto tempo, conosco anche il tocco delle tue mani che accarezzavano la pancia della mamma, ma fino ad oggi non conoscevo il tuo odore, il battito del
tuo cuore, il pizzicorino della tua barba.
Piano piano stiamo iniziando a conoscerci, le tue grandi mani si stanno abituando alla delicatezza del mio corpo e stanno imparando ad essere sicure, ma delicate, forti, ma dolci. Quelle stesse mani che dopo un po’ di titubanza hanno deciso di sperimentarsi in questa nuova avventura…la fascia!
Partiamo dal principio…il nodo! Il nodo è importante, papà!
Non solo per la sicurezza del nostro camminare insieme, ma anche come segno del nostro legame, che piano piano, un passo alla volta, grazie alla tua presenza e al tuo portarmi vicino al cuore, mette radici e cresce forte e robusto. Un nodo, però fatto per essere meno ingombrante possibile, un legame il nostro che c’è è presente, ma ci lascia liberi! Un nodo che non stringe, ma che dà alla stoffa della fascia la giusta tensione, perché sia tu che io possiamo stare comodi! Equilibrio in questo nodo, né troppo né troppo poco!
Un legame, il nostro, fatto di vicinanza, di baci, di pernacchie e di grasse risate.

Confessa, papà, che in fondo fa piacere anche a te sperimentare questa cosa della fascia…te lo leggo in quel mezzo sorriso un po’ imbarazzato! Il tuo sguardo è un po’ perplesso e poco convinto, ti sembrano tanti … troppi … i metri di stoffa che la mamma ti ha messo nelle mani, lo so! Per te sono qualcosa di nuovo e sconosciuto, per me sono culla e rassicurazione!
Per questo, con tanta buona volontà, stai lì, a cercare di maneggiare tutta quella stoffa per farla diventare un nido accogliente per me sul tuo corpo, un luogo in cui possiamo conoscerci meglio, possiamo stare vicini, in cui posso riposare indisturbata, da cui posso sbirciare il mondo quando ne ho voglia, in cui mi sento sicura e protetta. E poi da quando anche tu hai imparato, diciamocela tutta, la mamma ha un po’ più di tempo per sé! Però che grande invenzione il marsupio erto…ermo…erso…uff! Come si dice quella parola difficile?!?! Ah…ecco…ergonomico! Ci metti un minuto a indossarlo! Mica come con la fascia!!!! Ti senti più sicuro…lo sento anche io! Il tuo cuore batte a ritmo di mambo e il tuo respiro è lungo e regolare…che dolce ninna nanna! Molta meno stoffa da maneggiare e la soddisfazione di guardare il mondo dalla stessa prospettiva!! Wow…da quassù guardi proprio tutti dall’alto in basso!!! Che bello camminare guardando nella stessa direzione, poter condividere scoperte ed emozioni e allo stesso tempo poter nascondere il viso nella tua spalla se qualcosa mi fa paura, qualcuno si
avvicina troppo, se mi sento a disagio o se mi emoziono proprio tanto. Hai visto, papà, per ora i miei piedini stanno tutti dentro una tua mano!

E così usiamo i tuoi per andare ad esplorare il mondo!
Indossando la fascia camminiamo insieme usando i tuoi piedi!
Arriverà il momento in cui, ognuno con i suoi piedi, cammineremo accanto, mano nella mano!

dal lavoro di certificazione di Camilla Mucè

Figlio

Nonostante avessi letto e visto molti video su come mettere una fascia, mi decisi a provare solo dopo un mese dalla nascita del mio bambino. Mio marito fu il primo a portare nostro figlio, ricordo ancora il timore che prendesse freddo uscendo di casa. Io ci provai pochi giorni dopo, ma non mi attentai a uscire. Avevo paura perché non sapevo come avrei dovuto vestirmi e vestirlo, era così piccolo, era novembre e non volevo che prendesse freddo. Puntualmente ogni volta che uscivamo con l’ovetto o la carrozzina Federico dopo poco piangeva e io dovevo scappare a casa per allattarlo. Non sapevo come allattare in fascia, la posizione a culla con la fascia ad anelli non mi riusciva e lui mangiava praticamente di continuo. Inoltre volevo che la poppata fosse un momento di tranquillità e allattare in fascia i primi mesi non mi sembrava appropriato. Quindi usavo la fascia principalmente in casa, qualche volta, per tenerlo addosso mentre dormiva. Era molto piacevole sentire il suo respiro sul mio petto, sentirlo vicino vicino a me e nello stesso tempo poter fare qualunque cosa in libertà, senza avere paura di fargli male o svegliarlo, con le mani libere. Ricordo una delle prime volte che uscii con Federico nella fascia da sola. Dovetti correre dalla pediatra per un controllo veloce, mi infilai la fascia al volo, lo misi dentro che stava dormendo e letteralmente corsi da lei. Mi sentivo un po’ a disagio per strada, gli occhi puntati addosso, mi sentivo strana. Una signora vedendomi passare con il bimbo al petto disse alla figlia: “però guarda quello come sta comodo”. Mi sentii subito più tranquilla. Da allora non ho fatto altro che ricevere complimenti da tutti sia per il mio bimbo sia per il fatto che lo tenevo stretto stretto al cuore. Tutto cambiò quando a gennaio mi regalarono una copertina per portare. Finalmente mi sentivo serena, potevo uscire senza dover infagottare il bimbo. Da quel momento ho iniziato a usare la fascia per uscire, andare a passeggio e soprattutto prendere i mezzi pubblici. Federico spesso si addormentava non appena uscivamo, anche se si era da poco svegliato. Per me era una pacchia. Alternavo passeggino a fascia a seconda di dove dovevo andare e cosa dovevo fare. In casa invece faticavo a portarlo. Lui amava essere portato in giro per la casa a vedere le cose, e in fascia non ce lo mettevo. Provavo a usarla per addormentarlo ma mi innervosivo spesso perché lui iniziava a piangere disperato, e io non resistevo. Sapevo di dover aspettare almeno dieci minuti, ma per me erano troppo lunghi, non sapevo se piangeva perché non voleva stare in fascia, se piangeva perché stava per addormentarsi o se aveva qualche disturbo. Quando Federico ha compiuto sei mesi ho provato a metterlo sul fianco con la fascia lunga. A mio figlio piacque subito molto la posizione tanto che si addormentò non appena lo misi dentro la prima volta. Contattai quindi una consulente della scuola del portare che mi insegnò per prima cosa a portare sul fianco, sia con la fascia lunga che con una fascia corta. Mi allenai quindi con la legatura sul fianco, anche se spesso Federico si agitava e non mi permetteva di fare la legatura e io mi innervosivo. Non mi sono data per vinta, ogni volta che avevo voglia provavo a usare la fascia sul fianco o anche davanti. C’erano giorni in cui proprio non ne voleva sapere di essere portato, altri invece dove tutto veniva più facile. Devo confessare che a volte ero io che non volevo portarlo. Proprio perché lo avevo avuto addosso tutta la notte e stava in braccio tutto il giorno sentivo a volte l’esigenza di stare un po’ da sola. Allora lo mettevo nel passeggino. Provai di nuovo a metterlo sulla schiena con la fascia lunga, ma non mi sentivo pronta. Anche con il mei tai avevo un po’ di difficoltà e lo usavo per portare davanti.Continuai a provare a metterlo sulla schiena durante tutta l’estate, ma lui sembrava non amare troppo quella posizione. Piangeva tanto e io non riuscivo a legarlo bene con la fascia lunga. Non sapevo bene come caricarlo, e anche con il mei tai ero in difficoltà. Da quando poi cominciò a gattonare in fascia proprio non ci voleva più stare. Per uscire usavo il passeggino o lo mettevo sul fianco, ma sulla schiena proprio non riuscivo. Ma anche questa volta non mi diedi per vinta e continuai a provare. Mi ci vollero mesi di prove.A volte lo caricavo mentre dormiva così riuscivo a provare la legatura. Ero un po’ afflitta perché mi sarebbe tanto voluto portarlo sulla schiena, farlo addormentare e mi dispiaceva un po’ non poterlo più portare. Forse ho iniziato troppo tardi a metterlo sulla schiena, non so. Però alla fine ci sono riuscita.Il mei tai mi ha aiutato tantissimo per abituarmi e per abituarlo a stare sulla schiena. Adesso Federico ha 20 mesi in casa non porto praticamente più, ormai Federico cammina e vuole dormire nel suo letto. Lo porto solo fuori ma mi va bene così. Mi piacerebbe portarlo di più, riuscire ad addormentarlo sulla schiena e tenerlo addosso per tante ore come facevo i mesi scorsi. Mi manca il contatto continuo e mi sembra che a volte manchi pure a lui. Mi rendo però conto che il tempo passa e che lui sta crescendo ha sempre più bisogno di muoversi e di essere autonomo e di avere i suoi spazi. Penso che avere portato e continuare a portare mio figlio nonostante le difficoltà abbia aiutato soprattutto lui a essere più sereno e sicuro di sé. Lo vedo un bimbo socievole e per niente mammone, nonostante voglia stare con me praticamente sempre. Federico inoltre ama molto stare sulla schiena di papà, e addormentarsi mentre lui passeggia e gli canta una canzone.

MatteoFiglio

Come papà ho trovato la fascia uno strumento essenziale nel rapporto con mia figlia perché mi ha dato un maggiore senso di partecipazione ed una maggiore interazione con la bambina in quella fase in cui il rapporto privilegiato è con la madre. Con la fascia invece il papaà partecipa in un modo unico e speciale, anche fisicamente, sentendosi addosso la bambina.
I primi giorni con la bamibina sono stati piuttosto difficili ma quando siamo ricorsi alla fascia ho riscontrato una grande tranquillità sia nella bambina sia in me genitore, aiutandomi a superare la precarietà iniziale e a conoscere meglio la bambina.
E poi c’è l’aspetto divertente: quello di sembrare “un uomo in stato interessante”! Se mia moglie desta curiosità e tenerezza in chi la vede e viene spesso scambiata per una donna incinta, io sono l’oggetto di sguardi stupiti, meravigliati e di grande approvazione pa parte di uomini e donne, anziani e bambini, guadagnandomi il sorriso di tutti e ricambiando a mia volta con un sorriso, una chiacchiera, una battuta…la fascia aiuta anche a vivere meglio e a portare la pace e il buon umore tra la gente. Se di fronte ad un bambino chiunque si intenerisce, di fronte ad un bambino stretto nella fascia al suo papà non si può che vivere un momento di grande gioia!

Papà

Diego ed Elide

Per un papà di gemelli non c’è molta scelta: bisogna collaborare. Ebbene si, devi renderti utile: con una compagna che ha (fortunatamente) deciso di allattare al seno i piccoli devi necessariamente, oltre a mandare avanti la baracca andando tutti i giorni a lavorare, badare alle incombenze giornaliere di casa, ad intrattenere i marmocchi mentre fanno la fila per la sisa. Così, dopo esserti reso conto che è utopico immaginare che i due stiano nella carrozzina a trastullarsi in autonomia per tre ore, e dopo aver realizzato che con una sola mano libera concludi poco, inizi, per necessità, ad avvicinarti alla fascia. “Diego ha fatto il ruttino, ma se lo metto nel cuscino o in carrozzina fra 10 minuti si sveglia, ed io sto allattando Elide, come faccio?” – “Mah, dammelo a me, provo a metterlo in fascia, così intanto sistemo…”. E vai con i piatti da lavare: scorre l’acqua, rumore di stoviglie, movimento, e Diego non si sveglia… carichi la lavatrice, e Diego se la dorme… allora provi a rifare il letto: ti devi chinare, gli pende la testa, dà segni di irrequietezza, quindi vai con un bacino in fronte, alzi la fascia ad avvolgere il testone, non esageri nei movimenti, ci metti quei cinque minuti in più ma il letto è fatto!!! E Dieguito? Ronfa. Allora proseguiamo: cucini, prepari l’insalata, “è pronto cara, vieni a tavola”, “e tu come fai?” “Diego sta tranquillo in fascia, faccio un po’ attenzione…” – e qui ammetto che una fogliolina di insalata e qualche briciola di pane in testa gli è finita… -. Però la cena, insieme, è andata!! E tutto merito della fascia!! Ah, che bello, chi l’avrebbe mai detto!!! A questo punto, assodata la praticità della fascia e la sicurezza che infonde ai pargoletti – nonché la sicurezza che infonde a te stesso nel non dover scarrozzare bimbi urlanti a passo sostenuto verso casa -, raccogli gli inviti (suppliche?) di lei, che non esce da un mese, e vai a fare un aperitivo: “Io però porto Elide in carrozzina” dice lei, e liquidi tutto con un “peggio per te, io vado di fascia, vedrai che Elide piange e dovrai attaccarla”. Come volevasi dimostrare, all’enoteca piange Elide, la fa ciucciare al seno, di nuovo in carrozzina e (ovviamente) riattacca a frignare sulla via del ritorno. Morale della serata: fascia batte carrozzina, due a zero secco. E poi, vuoi mettere quanto fa figo andare in giro in fascia per il quartiere? Occhiali da sole, spalle alte (sennò la fascia pesa!!!), faccia soddisfatta da chi sta un pezzo avanti agli altri: tu, lei e loro, tutti ti guardano e ti sorridono, e ti apostrofano “anvedi i gemelli!! E anvedì ‘ndo stanno messi. Nooohhh….”. Un giorno esci da solo per andare dal medico di famiglia, zoppicante dopo un match a calcetto, e una ragazza si ferma con la macchina e ti fa due foto: il dubbio è lecito, sei te o sarà la fascia? Dopo l’esito della sfilata dell’altro giorno, e dell’ammirazione che tutta la famiglia ha
suscitato per il quartiere, capisci che non sei te, è lei, la fascia, e quella testolina che da lì spunta. Qualche giorno dopo, una volta che ti sei impratichito, che hai scoperto che mettere la fascia permette, dal punto di vista meramente pratico, di tornare a poter utilizzare due mani, la tua condizione di papà di gemelli, di “due contro due adulti vs. bambini” perenne, ti porta a spingerti oltre, in quella situazione temuta da ogni neopapà: il bimbo che piange. Pupo cambiato, pupo allattato, pupo frignone, va dentro la fascia!! Continua a frignare, lo dondoli un po’, lui ti guarda negli occhi dal basso verso l’alto, sbatte un paio di volte le palpebre, cambia l’espressione e si accomoda sul tuo petto. E piano piano, si lascia cullare dai tuoi movimenti. E sta. Quieto. Tuo figlio si è abbandonato addosso a te, papà. Papà, sei riuscito ad infondere sicurezza in tuo figlio. Papà, tu non dài cibo, tu non hai la sisa, tuo figlio ti ha accettato per quello che gli hai saputo trasmettere, ti rendi conto? Si, è vero!! Sa che ci sono anche io!! Ha capito chi sono!! Questo fa la fascia: aiuta un padre a sentirsi partecipe, dà soddisfazioni, ti fa pensare che “si, sto facendo bene, posso badare a te, piccolo mio”. E portandolo in fascia, stai dicendo al bambino “Siamo in due, non c’è solo mamma”. Pensi che è presto perché il pargolo lo capisca a parole? Diglielo portandolo.

Papà